
L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha posto l'osteoporosi come emergenza sanitaria dei prossimi anni, quando nella sola Italia la popolazione sarà per il 40 per cento di over sessantacinquenni (2050). Già oggi quasi un milione di italiane si fratturano (femore, vertebre, polso, caviglia, gomito) ogni anno a causa della fragilità ossea. Mentre sono cinque milioni le persone che soffrono di osteoporosi. Il 22,8 per cento sono donne di età superiore ai 40 anni. Ma la percentuale aumenta progressivamente, e drammaticamente, con l'età: 45,7 per cento tra i 70 e i 79 anni, secondo la fotografia della Federazione nazionale dell'osteoporosi (Fedios). Oltre 200 milioni sono le persone colpite da questa patologia in tutto il mondo. I dati sono dell'International Osteoporosis Foundation (Iof) e della Medical Women's International Association (Mwia). Che hanno lanciato la campagna Timeless Women con first ladies di tutto il mondo come promotrici e con Ursula Andress testimonial d'eccezione. Anche lei, come mille donne europee malate e intervistate, non vuole essere bloccata dalla malattia. Nove su dieci hanno risposto che lavorano, si occupano della famiglia, viaggiano. Insomma, niente impedimenti ma prevenzione e cura. Entrambe non facilitate in Europa e in Italia. Solo dieci Stati dell'Unione europea su 27 stanno studiando piani concreti di prevenzione. Eppure la fragilità ossea uccide quanto l'infarto senza che si investa come per le malattie cardiovascolari.
Con l'avanzare dell'età, un certo grado di perdita d'osso è inevitabile, al di là delle differenze di sesso, razza, clima o dieta. L'osteoporosi è una patologia molto diffusa, la più comune fra le malattie metaboliche dell'osso: si caratterizza per la riduzione della massa e il deterioramento della microarchitettura del tessuto osseo. Ci si può ammalare anche a vent'anni, ma in genere colpisce in età avanzata.
Sono circa cinque milioni i colpiti in Italia, il doppio ne sono previsti per il 2020 e ogni anno almeno 80 mila persone incorrono in una frattura al femore: il 5 per cento dei molto anziani (dopo i 70 anni) muore nei giorni successivi al ricovero, mentre il 15-20 per cento non supera l'anno dal momento della frattura. Nel 25 per cento dei casi, infine, la frattura si ripete. I costi socio-sanitari sono enormi perché sommano ospedalizzazione, riabilitazione e spesso la residua disabilità. Si parla di 42 miliardi di euro complessivi nell'Europa dei 31. Ed è stato stimato che il costo annuale dell'assistenza di pazienti con sola frattura del femore negli Stati Uniti è di 5 miliardi di dollari.
I criteri per valutare i livelli di gravità della malattia sono stati di recente indicati dall'Oms: classificazione molto utile per decidere la giusta terapia. Si distinguono un'osteoporosi di tipo I, o post-menopausale, e una di tipo II, o senile.
L'epidemiologia pone problemi particolari in quanto la malattia di per sé non provoca gravi disagi al paziente, che di conseguenza non si rivolge al medico finché non vi sono complicazioni, dai dolori alle fratture. Per lo stesso motivo il paziente «dimentica» o evita le cure, soprattutto se da ripetere assiduamente.



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