
Se il Servizio Sanitario Nazionale fosse una nave si potrebbe dire che ha resistito meglio degli altri alla 'tempesta perfetta' della crisi economica, ma che mostra diverse falle a cui porre rimedio. L'immagine è emersa durante la presentazione del rapporto "Crisi economica, sistemi sanitari e salute in Europa" pubblicato sulla rivista Health Policy in Non Communicable Diseases, edita da Italian Barometer Diabetes Observatory Foundation, ieri a Roma. Tra il 2007 e il 2011 l'incidenza della spesa sanitaria sulla spesa pubblica, che fotografa la propensione di un Paese a investire in salute, è diminuita in 44 dei 53 Paesi esaminati, ma non in Italia in cui si è registrata una crescita dal 13,85% al 14,2%.
"La crisi è stata devastante per i paesi con un Servizio Sanitario Nazionale - ha spiegato Walter Ricciardi, presidente dell'Iss e direttore della rivista -. Grecia, Portogallo, Spagna, e Irlanda di fatto li hanno chiusi. In Italia la situazione è diversa, il Ssn ha dato moltissimo ai tagli, ma è rimasta un'idea condivisa di difesa della sanità pubblica". Gli italiani - ha sottolineato Ketty Vaccaro, direttore Welfare e Sanità del Censis, hanno comunque risentito dei tagli, soprattutto in alcune regioni. "Secondo i dati Censis - ha spiegato - il 40% delle famiglie ha dovuto rinunciare a qualche tipo di cura. Addirittura da un'indagine è emerso che il 5% di chi ha una malattia grave non compra i farmaci di cui ha bisogno perchè non se li può permettere, una percentuale che sale a uno su 10 in alcuni gruppi sociali. Non c'è stato un crollo della spesa pubblica, ma la spesa sanitaria privata è esplosa ed è arrivata a 33,5 miliardi di euro nel 2014, con 21,2 milioni di persone che hanno sostenuto privatamente una spesa, e la percezione è di un peggioramento, più accentuato in alcune regioni".
A risentire di più della situazione, hanno sottolineato gli esperti, sono le regioni del Sud, dove anche l'aspettativa di vita è inferiore. L'invecchiamento della popolazione, con il carico di malattie non trasmissibili che si porta dietro a cominciare dal diabete, 'protagonista' della prossima giornata mondiale sulla Salute, rischia poi di 'affondare' la nave. "Siamo in una fase in cui cerchiamo di superare i tagli lineari - ha sottolineato Renato Botti, direttore della Programmazione Sanitaria del ministero della Salute - con una riqualificazione della spesa. Da un lato c'è la necessità di potenziare i fondi integrativi, poi c'è un tema importante di revisione dei meccanismi di compartecipazione, che oggi non favorisce l'equità. Stiamo lavorando a un piano nazionale per le cronicità, e il lavoro sull'appropriatezza è appena all'inizio. La sanità non può più essere toccata, le risorse sono già poche".
E il diabete è un vero e proprio 'buco nero' dei conti pubblici: colpisce quasi un italiano su 10 e assorbe ben il 10% delle risorse destinate alla sanità, circa 9 miliardi ogni anno, secondo l'ultima edizione del Diabetes Atlas dell'International Diabetes Federation (Idf). Ma il problema è in comune con molti altri Paesi. In Europa a soffrirne sono 60 milioni di persone e 350 in tutto il mondo, numeri enormi destinati a raddoppiare nei prossimi 20 anni, insieme con i costi. Per questo motivo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dedicata a questa 'epidemia' la Giornata mondiale della salute 2016 che si celebra, come secondo tradizione, il 7 aprile.
Malattia cronica caratterizzata da un eccesso di glucosio nel sangue che danneggia occhi, reni, nervi e vasi sanguigni, questa emergenza sanitaria, nel nostro Paese riguarda 4 milioni di persone, ma "se non verranno intraprese azioni appropriate - sottolinea la Fand, Federazione Italiana Diabetici - si stima che entro il 2040 saranno cinque milioni, pari a oltre l'8% della popolazione". Così come in Italia, si legge sul sito del Ministero della Salute, "l'epidemia è in rapida crescita in molti Paesi, soprattutto in quelli a basso e medio reddito: entro il 2030 sarà la settima principale causa di morte a livello globale". Già nel 2012, infatti, ha provocato un milione e mezzo di morti nel mondo, soprattutto dovute all'aumento del rischio di patologie cardiovascolari. Gran parte dei casi di diabete di tipo 2, ovvero quello tipico dell'adulto e che rappresenta il 90% del totale, sono però prevenibili o ritardabili con semplici interventi sugli stili di vita, ovvero dieta e attività fisica.
Inoltre una diagnosi precoce, così come saper controllare e gestire la malattia, ne previene le complicanze, come la cecità e le amputazioni. "Aumentare la prevenzione, rafforzare la cura e migliorare la sorveglianza", sono quindi gli obiettivi dell'iniziativa di sensibilizzazione che si celebrerà nel giorno in cui ricorre il compleanno dell'Oms, fondato proprio il 7 aprile del 1948. Tra il materiale diffuso dall'organizzazione per la campagna internazionale 'Beat Diabete' (Sconfiggi il diabete), anche un quiz a risposta multipla rivolto ai giovanissimi. Recentemente, infatti, scrive l'Oms, "il diabete di tipo 2 viene riportato in bambini e adolescenti, tanto che in alcune parti del mondo è diventato il principale tipo di diabete nei bambini". E un ruolo cruciale in questo senso, conclude, è "svolto dall'aumento dell'obesità infantile e dell'inattività fisica".
Fonte: ansa




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