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Dal Corriere della Sera: Ricambi: le vere date di scadenza

Medicina Generale

Quel prototipo, ormai archeologico, che pure aprì una nuova epoca, non resse trent'anni, né a tanto sono arrivati i modelli successivi. Oggi una protesi d'anca (più di sessantamila gli interventi ogni anno in Italia) dura in media quindici anni, venti nei casi più fortunati. Quella del ginocchio difficilmente supera i dieci. Evidentemente, i dispositivi che sostituiscono una parte mancante, asportata o non funzionante del nostro corpo hanno nella data di scadenza (profetica la frase di Charnley!) un punto debole irrisolto. E il medico, in imbarazzo per l'incertezza sulla durata della protesi, non informa il paziente. La conseguenza è chi la «indossa» o crede che sia eterna o, all'opposto, ha paura che si consumi velocemente. Forse, qualche informazione in merito non guasta.
Fra tutte le protesi, una sembra avere la patente di immortalità. «Il cristallino artificiale, la lente sintetica che viene inserita nell'occhio al posto di quella nativa opacizzata dalla cataratta, se l'intervento viene fatto a regola d'arte, dovrebbe durare tutta la vita», afferma Francesco Bandello, direttore della clinica oculistica dell'università di Udine. Visto che di cataratta, patologia in costante aumento per l'invecchiamento della popolazione, vengono operate circa settantamila persone ogni anno, una certezza del genere non è di poco conto. Altrettanto confortante la data di scadenza degli impianti cocleari, complessi e costosi dispositivi che consentono di sentire ad adulti e bambini colpiti da sordità profonda (ne ha bisogno una persona su mille nella popolazione generale).
«La parte interna, il ricevitore/stimolatore con il filo porta elettrodi, una volta inserita, dura tutta la vita — spiega Sandro Burdo, responsabile del servizio di audiologia dell'ospedale di Varese —. Per l'elaboratore del linguaggio che trasforma i suoni in segnali elettrici, che è la componente esterna, la scadenza nel giro di qualche anno è inevitabile: la impone l'avanzamento tecnologico. Per lo stesso motivo gli apparecchi acustici, di cui ha bisogno oggi il 5 per cento della popolazione italiana, invecchiano nel giro di pochi anni: oggi sembra ragionevole sostituirli ogni cinque, periodicità ammessa per il rimborso anche dal Servizio sanitario nazionale».
Buone le notizie sul fronte dentiere, ponti e intarsi. «Le protesi mobili complete, se vengono "ribasate" ogni anno e non solo quando si accusano fastidi, possono durare vent'anni e più — informa Francesco Riva, responsabile della chirurgia odontostomatologica dell'Istituto
Eastman di Roma —. Questo perché la frizione porta inevitabilmente ad un certo riassorbimento osseo che rende necessario il rimodellamento della dentiera. Nelle protesi parziali e nei ponti, la presenza di ganci che funzionano "inevitabilmente" come estrattori sui denti, si rende necessaria una revisione più frequente, almeno ogni sei mesi. Se il "tagliando" si accompagna ad una buona igiene della bocca, queste protesi possono durare molti anni». E gli impianti? «Già oggi ne vediamo che reggono bene in bocca da vent'anni — risponde Riva — . L'implantologia, però, è una disciplina relativamente recente: i dati disponibili finora indicano una durata certa di dieci anni».
Ancora impossibile, invece, come si accennava all'inizio, il sogno di una protesi dell'anca per «sempre ». Stesso discorso per quella del ginocchio. «Il problema sono i detriti ossei che si liberano dall'articolazione protesizzata e producono infiammazione — spiega Rodolfo Capanna, direttore della chirurgia oncologica e ricostruttiva del Centro traumatologico ortopedico di Firenze — . Alcuni pazienti li eliminano più facilmente, altri con maggiore difficoltà. Si pensava che le protesi non cementate, relativamente recenti, durassero più a lungo, ma le casistiche non mostrano differenze significative ». Alla fine, non poteva mancare la data di scadenza che ci sta più a cuore, quella dei pacemaker (oltre cinquantamila interventi l'anno) e delle valvole artificiali. «È buona — rassicura Gianfranco Parati, direttore della cardiologia dell'ospedale San Luca di Milano, università Milano- Bicocca — ; l'unica revisione necessaria per il pacemaker è la sostituzione della batteria. Va fatta ogni 5-6 anni e richiede una piccola incisione per arrivare alla tasca sottocutanea dove è alloggiata. In sostanza, poco più di un fastidio. Tutte le componenti interne sono teoricamente eterne. Per le valvole artificiali, i dati ci dicono che quelle sintetiche durano tutta la vita, ma con la schiavitù di essere vincolati ai farmaci anticoagulanti; le biologiche, per lo più di origine suina, difficilmente superano i dieci anni».
 

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