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Ecco il piano cronicità: il ruolo di ospedali, Mmg e pediatri

Il ministro Lorenzin lo ha trasmesso allo Stato-Regioni. Attenzione a invecchiamento e servizi
Sanità pubblica

Trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni il piano cronicità (clicca qui per il documento completo). Un documento che da una parte definisce un 'disegno strategico' per la gestione delle cronicità, e dall'altra detta le linee d'indirizzo per una serie di patologie, dalle artriti al Parkinson. "In particolare - scrive il ministero - il Piano si pone l'obiettivo di influenzare la storia naturale di molte patologie croniche, non solo in termini di prevenzione, ma anche di miglioramento del percorso assistenziale della persona, riducendo il peso clinico, sociale ed economico della malattia. Tali obiettivi sono perseguibili e raggiungibili attraverso la prevenzione primaria, la diagnosi precoce, l'educazione e l'empowerment del paziente, nonché mediante la prevenzione delle complicanze, che spesso sono responsabili dello scadimento della qualità di vita della persona e che rappresentano le principali cause degli elevati costi economici e sociali delle malattie stesse". L'intenzione, conclude la nota, è creare percorsi di cura 'ad hoc' per il paziente. "La persona diviene il centro del sistema di cure, grazie alla costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici che la inseriscono in un piano di assistenza il più possibile personalizzato". Ma vediamo i passaggi più importanti del piano:

Invecchiamento e cronicità. 

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Il fenomeno della cronicità ha una significativa portata nel Sistema sanitario ed è in progressiva crescita: si stima che circa il 70-80% delle risorse sanitarie nei paesi avanzati sia oggi speso per la gestione delle malattie croniche e che nel 2020 le stesse rappresenteranno l’80% di tutte le patologie nel mondo.
 
I costi crescenti. 

La domanda di servizi sanitari per soggetti anziani con patologie croniche negli ultimi anni è diventata sempre più alta. È stato calcolato che quasi un terzo delle visite generiche e di quelle specialistiche sia erogato alla popolazione multi-cronica e, di queste, circa il 30% a persone con patologie croniche gravi. Nel 2010 la spesa per ricoveri ospedalieri è stata attribuita per il 51% alla fascia di età over 65. In questa fascia di età si concentra anche il 60% della spesa farmaceutica territoriale mentre la spesa pro capite di un assistito di età over 75 è 11 volte superiore a quella di una persona appartenente alla fascia 25-34 anni, si legge su Quotidiano Sanità. La circostanza che i malati cronici assorbono quote progressivamente crescenti di risorse al crescere del numero di malattie è confermata anche da dati regionali. In Lombardia nel 2013 il rapporto tra la spesa sanitaria procapite di un paziente non cronico e la spesa pro-capite di un paziente con 4 patologie croniche è stata di 1/21,5; per un paziente con 3 patologie lo stesso rapporto è di circa 1/12, per due patologie è di 1/7,3, per una patologia di ¼. Nel corso del tempo la spesa totale della Regione per le malattie croniche risulta aumentata dal 2005 al 2013 del 36%.

Il Piano, che richiama autorevoli modelli internazionali, prende le mosse dall’attuale contesto di riferimento, caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione (in Italia la percentuale di “over 65” sul totale della popolazione è pari al 21,2%), dal conseguente aumento dell’incidenza delle malattie croniche e dal permanere di differenze assistenziali nelle singole realtà regionali.

Una nuova cultura del sistema, dei servizi, dei professionisti e dei pazienti. Per vincere la sfida contro queste ‘nuove epidemie’ per il Piano “è necessario coinvolgere e responsabilizzare tutte le componenti, dalla persona con cronicità al ‘macrosistema-salute’, formato non solo dai servizi ma da tutti gli attori istituzionali e sociali che hanno influenza sulla salute delle comunità e dei singoli individui”.
 
Un diverso modello integrato ospedale/territorio. 

Il Piano ribadisce come “l’ospedale va concepito come uno snodo di alta specializzazione del sistema di cure per la cronicità che interagisca con la specialistica ambulatoriale e con l’assistenza primaria, attraverso nuove formule organizzative che prevedano la creazione di reti multispecialistiche dedicate e ‘dimissioni assistite’ nel territorio finalizzate a ridurre il drop-out della rete assistenziale, causa frequente di riospedalizzazione a breve termine e di outcome negativi nei pazienti con cronicità”.
 
Riorganizzazione attività dei mmg  e pediatri. 

Il medico di o pediatra che ha preso in carico un paziente cronico, riporta Quotidiano Sanità, dovrà tener conto delle diverse competenze specialistiche e professionali coinvolte nel processo di cura per il sovrapporsi di patologie diverse, di funzioni lese o compromesse o di problematiche socio-assistenziali, operando una sintesi adeguata alla specifica condizione clinica. In casi particolari in cui il paziente cronico sia direttamente in carico ad una struttura o a un servizio specialistico, in ragione della complessità clinica o socio-assistenziale, il PAI specialistica sarà definito dal medico che ha l’effettiva responsabilità della cura e condiviso con il mmg o pls.
E strumenti principali della nuova rete sono proprio le famose AFT e UCCP su cui com’è noto sono in atto le trattative per il rinnovo della convenzione. 
 
In particolare, il Piano si pone poi l’obiettivo di influenzare la storia naturale di molte patologie croniche, non solo in termini di prevenzione, ma anche di miglioramento del percorso assistenziale della persona, riducendo il peso clinico, sociale ed economico della malattia. Tali obiettivi sono perseguibili e raggiungibili attraverso la prevenzione primaria, la diagnosi precoce, l’educazione e l’empowerment del paziente, nonché mediante la prevenzione delle complicanze, che spesso sono responsabili dello scadimento della qualità di vita della persona e che rappresentano le principali cause degli elevati costi economici e sociali delle malattie stesse.
 
Il Piano fornisce, le linee guida per:

-          il buon funzionamento delle reti assistenziali, con una forte integrazione tra l’assistenza primaria, centrata sul medico di medicina generale, e le cure specialistiche;
-          la continuità assistenziale, modulata sulla base dello stadio evolutivo e sul grado di complessità della patologia;
-          l’ingresso quanto più precoce della persona con malattia cronica nel percorso diagnostico-terapeutico multidisciplinare;
-          il potenziamento delle cure domiciliari e la riduzione dei ricoveri ospedalieri, anche attraverso l’uso di tecnologie innovative di “tecnoassistenza”;
-          modelli assistenziali centrati sui bisogni “globali” del paziente e non solo clinici.
 
“Il Piano – si legge - segna una svolta importante nell’approccio alla malattia: la persona diviene il centro del sistema di cure, grazie alla costruzione di percorsi diagnostico-terapeutici che la inseriscono in un piano di assistenza il più possibile personalizzato; il paziente quindi non è più utente “passivo” delle cure, ma collabora attivamente alla gestione della sua condizione, arrivando a definire con l’equipe un percorso di cura che gli consenta di convivere con il suo quadro patologico e di 'fare fronte' alla patologia”.


Fonte: ministero salute, QS

Sanità pubblica
Commenti
GS
Giovanna Serenelli
Le enunciazioni teoriche sono sempre ottime. poi è necessaria la messa in pratica. Mi domando con quali mezzi, quali persone ecc? Ci stiamo (stanno) raccontando le favole?
Rispondi
26/07/2016 23:30
SP
Stefano Petti
Il problema vero è che non abbiamo allungato la vita come qualcuno si ostina a credere ma abbiamo allungato la vecchiaia e adesso ci accorgiamo che la fascia di età piu' debole costa anche di più sia dal punto di vista farmacologico( 11 volte di più rispetto alla fascia dei 25-30 anni)e dal punto di vista dei ricoveri.Che bella scoperta !E come possiamo impedire queste nuove epidemie ? Ma la soluzione è ovvia che la rete assistenziale sia sovrana !Che la forza sia con con te medico di base o sarebbe meglio dire con noi!Stefano Petti medico di medicina generale
Rispondi
24/07/2016 19:16
AN
Alberto Neri
Basta con la Sanità-azienda. I soldi ci sono, basterebbe riacquistare la sovranità monetaria e smettere di prendere i soldi dalle banche private (alle quali quest'anno paghiamo 80 miliardi di interessi). Non è un'idea delirante, era una realtà fino al 1981, ed è una realtà tuttora in USA e in Giappone per esempio, dove la Banca Statale finanzia lo Stato all'1 per cento di interessi. BASTA EURO
Rispondi
23/07/2016 23:35
AN
Alberto Neri
Basta%20con%20la%20Sanit%C3%A0%20azienda.%20I%20soldi%20ci%20sono%20basterebbe%20riacquistare%20la%20sovranit%C3%A0%20monetaria,%20e%20non%20andarli%20pi%C3%B9%20a%20prendere%20dalle%20banche%20(alle%20quali%20quest%27anno%20paghiamo%2080%20miliardi%20di%20interessi).%20Non%20%C3%A8%20un%27idea%20delirante,%20%C3%A8%20quello%20che%20accadeva%20in%20Italia%20fino%20al%201981,%20%C3%A8%20quello%20che%20accade%20tuttora%20in%20USA%20e%20in%20Giappone,%20dove%20c%27%C3%A8%20una%20Banca%20di%20stato,%20che%20finanzia%20lo%20Stato%20all%271%.%20Basta%20euro
Rispondi
23/07/2016 23:29
?
Ma che novità, come nella trasmissione di Rai 3 "Fuori orario" proprio cose mai viste né udite prima. Tutto ciò con il blocco del turnover e delle assunzioni. A "isorisorse"? E intanto, lo scorso anno, 4.000 medici anche neolaureati se ne sono andati all'estero. Che bel modo dì sprecare risorse. Pierfrancesco Zampieri-medico ospedaliero
23/07/2016 20:47

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