
Ilaria Capua, responsabile del centro di riferimento nazionale sull'aviaria presso l'Istituto Zooprofilattico delle Venezie, non ha dubbi che una rete di ricerca internazionale e un'azione combinata in materia di igiene e controlli siano le armi più efficaci per affrontare con successo un'eventuale emergenza futura. ''Con il virus dell' aviaria H5N1 si è determinata una situazione eco-epidemiologica senza precedenti'', ha detto l'esperta nel convegno organizzato a Roma dalla prima Clinica medica del Policlinico Umberto I. La rete è già una realtà e per i primi di febbraio è fissato a Parigi un incontro fra i rappresentati di Organizzazione mondiale per la salute animale (Oie) e Organizzazione per gli alimenti e l'agricoltura delle Nazioni Unite (Fao). Capua parteciperà in quanto responsabile del centro di riferimento di Oie e Fao sull'aviaria in Italia. Si è così tradotto in pratica l'appello alla trasparenza dei dati lanciato dalla stessa ricercatrice nel 2006 e ripreso dalla rivista scientifica internazionale Science. ''Da tempo - ha detto - si parlava da tempo di mettere a punto nuove strategie per affrontare problemi di salute pubblica in un mondo interconnesso e globalizzato. E' importante affrontare problemi malattie emergenti in modo più ampio e diverso''. Uno degli obiettivi, per esempio, è elaborare strategie efficaci per contrastare infezioni vecchia e nuove che hanno i loro serbatoi negli animali, le più note delle quali sono, oltre all'aviaria, l'Aids, la Sars, la febbre emorragica di Ebola, l'encefalopatia spongiforme bovina (Bse) e la rabbia, che sta avendo una recrudescenza in Italia. Per quanto riguarda l'aviaria, secondo Capua ''e' nel mondo animale che l'infezione va eradicata. ''Al momento - rileva - non esiste un virus pandemico'': l'H5N1 circola da dieci anni ed è riuscito a colpisce specie diverse, ma ancora non si è adattato all'uomo. Tanto che molti esperti ritengono che alla fine non sarà il responsabile della futura pandemia. Di quest'ultima, secondo la ricercatrice, si sa ''ogni 20-40 anni compare un nuovo virus pandemico'', ma che ''non possiamo prevedere se e quanto sarà aggressivo'' e che se le ultime tre pandemie (Spagnola del 1918, Asiatica del 1957 e Hong Kong del 1968) sono state scatenate da un virus aviario, ''e' ipotizzabile che anche la quarta possa esserlo''. Secondo Capua ''è anche verosimile che il virus della pandemia nasca in un Paese in via di sviluppo'', dove il virus si annida nei mercati di uccelli vivi e dove è molto difficile modificare le abitudini delle popolazioni rurali, che vivono a stretto contatto con polli e anatre. Ma è invece probabile, conclude, che il virus di un'eventuale pandemia ''non arriverà in Europa con gli uccelli migratori, ma su un aereo: farà come la Sars''.

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