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Dal Corriere della Sera: Notti insonni per chi ha l'artrosi

Medicina Generale

PROGETTO AMERICANO – Già da tempo è noto che le malattie reumatiche non sono un toccasana per il riposo notturno: si stima ad esempio che il 72 per cento degli over 55 con artrite abbia difficoltà a dormire bene e abbastanza. Mancavano dati precisi sui pazienti con artrosi, così alcuni ricercatori del Duke University Medical Center dell’Università del North Carolina, negli Stati Uniti, hanno pensato di utilizzare le informazioni raccolte attraverso il Johnston County Osteoarthritis Project.
Si tratta di uno studio molto ampio, finanziato anche dai Centers for Disease Control and Prevention, che ha coinvolto tutti gli abitanti della contea di Johnston, in North Carolina, per verificare prevalenza, incidenza e fattori di rischio associati all’artrosi di anca e ginocchio nella popolazione con oltre 45 anni. Per il progetto sono stati raccolti anche dati riguardo al sonno e analizzandoli i ricercatori hanno scoperto che l’insonnia è un problema comune fra chi soffre di artrosi: il rischio di passare molte notti in bianco è del 30 per cento superiore rispetto alla popolazione generale. Difficile addormentarsi e dormire per diverse ore di seguito, problematico alzarsi al mattino pimpanti e riposati, arduo dormire abbastanza nell’arco della giornata: è questa la situazione in cui si trova gran parte dei pazienti.

CIRCOLO VIZIOSO - Un dato che non sorprende affatto Gianfranco Ferraccioli, direttore della Clinica Reumatologica dell’Università Cattolica di Roma: «I disturbi del sonno sono frequenti ogni volta che si ha una sintomatologia dolorosa. Le malattie reumatiche sono spessissimo associate al dolore infiammatorio, perciò non è strano che nei pazienti sia più probabile un’alterazione del ritmo del sonno; peraltro, anche nei casi in cui non c’è infiammazione e non ci sono danni strutturali, il dolore è comunque un riscontro frequente e difficile da tenere sotto controllo». Purtroppo si innesca un circolo vizioso: il dolore altera il ritmo del sonno, che diventa sempre più incompleto; ciò compromette la possibilità di raggiungere lo stato di sonno profondo, quello in cui si rifà il pieno di energie; la mancata attivazione delle vie metaboliche che ricostruiscono le scorte energetiche muscolari aumenta il dolore, che quindi tende ancor di più a diventare cronico. Da qualche parte la catena deve essere spezzata: che cosa fare? «Prima di tutto si deve cercare di eliminare il problema alla radice, cercando di risolvere la malattia che provoca dolore; se questo non è dovuto a uno stato infiammatorio o non si riesce a eliminarlo, è però opportuno pensare agli ipnotici», consiglia Ferraccioli. «Se il paziente non riesce a dormire almeno 5 ore e mezza consecutive per la maggior parte delle notti, una pillola può essere la soluzione giusta: può infatti normalizzare il ritmo del sonno e aiutare a ripristinarne la fase profonda, tanto indispensabile proprio per evitare che il dolore reumatico peggiori e diventi cronico».
 

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