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Allarme anoressia in Italia: aumentano i decessi

Allarme anoressia in Italia: aumentano i decessi
Medicina Generale

Una vera e propria emergenza che riguarda circa 150-200 mila donne. ''L'anoressia è una patologia in crescita - ha rilevato il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, aprendo il dibattito organizzato a Roma dalla Sisdca - anche nell'età pediatrica; un fenomeno che interessa soprattutto le donne e per il quale sono fondamentali diagnosi precoce ed maggiore informazione rispetto al problema, anche da parte dei medici''. ''Nelle situazioni più gravi - ha spiegato Roberto Ostuzzi, presidente della Sidsca - è a volte necessario ricorrere a trattamenti salvavita coercitivi''. In Italia è però rarissimo il ricorso al trattamento sanitario obbligatorio (Tso) per i casi di disturbi del comportamento alimentare, circa l'1%, mentre nei Paesi anglosassoni la percentuale è almeno quindici volte più alta. A questo proposito lo stesso sottosegretario Martini ha ricordato che un percorso di Tso 'ad hoc', ovvero ''dedicato'', per i casi più gravi di anoressia è proprio una delle ipotesi allo studio nell'ambito della revisione della legge 180 sull'assistenza psichiatrica. ''Non un'applicazione tout court, ma una forma di Tso specifico che preveda la disponibilità di accoglienza in centri specializzati e non il passaggio attraverso i servizi di salute mentale, che a questo riguardo risulterebbero inadeguati'', ha aggiunto il sottosegretario. ''Dobbiamo guardare al Tso come a un capitolo di una storia clinica - spiega Massimo Cuzzolaro, professore dell'Università La Sapienza di Roma -, non come a una panacea del problema. I risultati a lungo termine mostrano che la mortalità rimane comunque alta''. Della stessa opinione Paolo Santonastaso, ordinario di psichiatria presso l'Università di Padova, che richiama l'attenzione anche sulla ''carenza di strutture specializzate''. Resta poi l'importanza di un approccio multidisciplinare al problema. ''La necessità stessa dell'intervento di coercizione - precisa ha detto Fabrizio Jacoangeli, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Interna dell'Università di Roma Tor Vergata - può essere indicata dal medico, ma deve essere concordata con psicologi e psichiatri che seguono quel paziente''.

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Medicina Generale
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Esami del sangue, il digiuno potrebbe non essere necessario per tutti gli analiti

Teresa Brusco · 13/10/2026 15:11
Il digiuno prima del prelievo viene spesso richiesto come misura standard per ridurre la variabilità preanalitica, ma non tutti gli esami sembrano risentirne in modo clinicamente significativo. Un ampio studio condotto su 101.148 pazienti adulti, mostra che la durata del digiuno ha superato le soglie di rilevanza analitica per un numero limitato di parametri. Le differenze confermate nei confronti all’interno dello stesso paziente hanno riguardato 10 analiti, tra cui glucosio, trigliceridi, γ-glutamil transferasi e lipasi.
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