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Dalla Repubblica: Ecco gli errori in corsia, più di mille segnalazioni

Dalla Repubblica: Ecco gli errori in corsia, più di mille segnalazioni
Medicina Generale

Storie diverse, in cui il paziente si è risvegliato dopo l' intervento scoprendo con orrore che l'intervento era stato fatto sulla gamba sbagliata o solo dopo un mese ha capito che il radiologo non si era inspiegabilmente accorto che la lastra evidenziava un tumore piuttosto facile da diagnosticare. In tutti e due casi, i pazienti assistiti dall'associazione hanno deciso un' azione legale contro medici e ospedali. Le segnalazioni sugli errori (in maggioranza commessi in sala operatoria e in fase di diagnosi) pesano per il 25,8 sul numero di casi complessivi arrivati ai punti di raccolta piemontesi del Tribunale per i diritti del malato. Nel resto d'Italia, la percentuale è decisamente più bassa, il 18 per cento. Altro punto dolente sono le liste d'attesa. Che per alcune specialità, oculistica e ortopedia in primo piano, in Piemonte continuano ad essere preoccupanti e necessitano di correttivi per essere riportate a tempi ragionevoli. «Sessanta giorni per una vista oculistica resta un periodo di attesa difficile da considerare adeguato», dice il responsabile regionale di Cittadinanzattiva Gabriele Ideo. Il quale loda le ultime iniziative dell' assessorato, dal sovracup alla definizione di parametri più restrittivi di quelli fissati da altre regioni cui le aziende si stanno progressivamente adeguando, ma chiede che nel futuro il Cup possa coinvolgere almeno l'intera provincia. I piemontesi non sembrano però troppo vessati dai tempi delle liste di attesa. O forse non sono ancora avvezzi a segnalarli come ragioni evidenti di disagio. Secondo i dati di Cittadinanzattiva, le lamentele su questo punto rappresentano soltanto il 3,7 per cento del totale, un numero inferiore a quello italiano, il 5,5. Il Piemonte fa meglio del resto d'Italia anche in tema di accesso alle informazioni e alle documentazioni. Mentre nelle altre regioni le lamentele superano in media il 15 per cento, nella nostra i casi segnalati non arrivano al 2,5. Una quota di molto inferiore che però non deve distogliere l'attenzione dall'importanza del problema, sottolinea Ideo. «L'accesso alle informazioni e la sburocratizzazione delle pratiche sanitarie restano due dei problemi che creano maggior disagio agli utenti dei servizi sanitari». Un esempio per tutti? «Se per uno stesso percorso diagnostico si devono fare tre code, una per prenotare la visita, una per l'ecografia e la terza per l'elettrocardiogramma, significa che non si è ancora riflettuto abbastanza su come evitare le difficoltà ai cittadini». Buoni risultati per il Piemonte anche in termini di mobilità: non si va in Lombardia o in Liguria per farsi curare meglio. Se si scelgono i servizi sanitari delle due regioni confinanti lo si fa soltanto perché si abita a Novara o a pochi chilometri dal confine ligure. In questo quadro complessivo fotografato dall'associazione a tutela dei pazienti, quali sono le debolezze del nostro sistema sanitario? Ideo, che oggi alle 18 ne parlerà pubblicamente al centro di corso Stati Uniti in un incontro a cui parteciperà anche l'assessore Eleonora Artesio, mette al primo posto la necessità dello sviluppo della sanità territoriale («è stata troppo privilegiata quella ospedaliera»). Strettamente legato a questo tema c'è quello della integrazione ospedale-territorio, un argomento che non può prescindere dalla ridefinizione del ruolo e del peso esercitato dai medici di base. La sburocratizzazione, che resta un difetto della sanità nazionale, è fra i primi obiettivi dell'associazione: «Non si può parlare di miglioramento dei servizi senza riuscire a snellire le pratiche, dalla prenotazione al pagamento del ticket, alle traversie per vedersi riconoscere l'esenzione».

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Esami del sangue, il digiuno potrebbe non essere necessario per tutti gli analiti

Teresa Brusco · 13/10/2026 15:11
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