
Sono state prese in esame 63 persone con ferie retribuite che hanno effettuato in laboratorio dei prelievi di sangue e completato un questionario di valutazione del comportamento durante le vacanze negli ultimi 12 mesi
Il sole, il mare e il relax sotto l'ombrellone. Oppure il fresco e i paesaggi mozzafiato in montagna, o la quiete di una gita al lago. L'estate per molti è momento di vacanze. Le si attende spesso con impazienza, ma da oggi la scienza offre un motivo in più per apprezzarle. Fanno bene alla salute del cuore. Una ricerca della Syracuse University, negli Usa, pubblicata su Psychology and Health, ha infatti dimostrato che chi prende dei 'break' dal lavoro nel corso di un anno ha un minore rischio di sviluppare sindrome metabolica, una condizione caratterizzata da un'estesa circonferenza vita, da ipertensione arteriosa e da glicemia più o meno alterata a digiuno, fattori fra loro correlati che concorrono ad aumentare la possibilità di sviluppare malattie a carico dell'apparato cardiocircolatorio e diabete.
Per lo studio sono state prese in esame 63 persone con ferie retribuite che hanno effettuato in laboratorio dei prelievi di sangue e completato un questionario di valutazione del comportamento durante le vacanze negli ultimi 12 mesi.
fonte: Psychology and Health
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
Un Manifesto traccia le linee di intervento: dare priorità all’obesità come malattia non trasmissibile, costruire l’alfabetizzazione sanitaria, ottimizzare le strategie di prevenzione, migliorare i servizi alla persona
La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Andrea Montagnani è il nuovo presidente nazionale Fadoi: tra le priorità innovazione organizzativa, rafforzamento della medicina interna ospedaliera e integrazione tra ospedale e territorio.
Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.
Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
Commenti