
Appartiene allo stesso gruppo di quelli responsabili della pandemia
Per la prima volta in 19 anni è stato scovato un nuovo ceppo, o meglio un 'sottotipo' dell'Hiv, rarissimo ma che può dare indicazioni utili sull'evoluzione del virus. L''ago nel pagliaio', stando alla definizione degli stessi ricercatori, è stato descritto in uno studio dell'azienda farmaceutica Abbott e dell'università del Missouri pubblicato sul Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes (Jaids). Dall'inizio della pandemia, ricordano gli autori dello studio, sono state infettate 75 milioni di persone, e 37,9 milioni convivono oggi con il virus.
Il nuovo sottotipo, chiamato Hiv-1 gruppo M sottotipo L, è stato trovato in tre campioni, due analizzati nel 1983 e al 1990 nella Repubblica Democratica del Congo, e uno che era stato raccolto nel 2001 in Congo ma che non aveva una quantità sufficiente di virus per essere trovato con le tecniche dell'epoca. A fare la scoperta è stato il Global Viral Surveillance Program istituito dall'azienda 25 anni fa per monitorare i virus dell'Hiv e dell'epatite, e sono state usate le tecniche più moderne di sequenziamento del Dna.
Dello stesso parere anche Giuseppe Ippoplito, Direttore Scientifico dell'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, secondo cui la scoperta ha un valore soprattutto per la ricerca. "Abbiamo tutte le competenze e le conoscenze per gestire una scoperta del genere - sottolinea Ippolito - ora ad esempio bisognerà capire se il nuovo sottotipo era già circolante o se è il frutto di una mutazione, e se i test diagnostici attuali sono sufficienti a trovarlo, ma non c'è nessun motivo di allarme, basti pensare che ne sono stati trovati solo tre campioni finora".
fonte: Journal of Acquired Immune Deficiency Syndromes
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