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Covid: il cortisone resta il riferimento. Monoclonali a metà 2021

Farmaci Redazione DottNet | 22/10/2020 20:59

Magrini (Aifa), per Remdesivir e plasma servono ulteriori studi

La grande speranza contro i casi più gravi di Covid-19 è riposta negli anticorpi monoclonali, che potrebbero esser disponibili già nei primi mesi del 2021. Ma, per ora, cortisone ed eparina, rispettivamente un antinfiammatorio e un fluidificante del sangue, sono i due farmaci che hanno mostrato migliori benefici e rappresentano lo standard di cura. Il direttore generale dell'Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), Nicola Magrini, fa il punto sulle armi disponibili per fronteggiare la malattia provocata dal SarsCov2 osservando che la terapia del plasma iperimmune, invece, "non sappiamo ancora se funziona e in chi" mentre l'antivirale Remdesivir sembra avere "un'efficacia modesta, moderata". E per entrambi servono ulteriori studi.  In attesa di un vaccino e con l'accumularsi di dati scientifici provenienti da studi clinici, migliorano le terapie.

"E' cambiato molto lo standard di cura rispetto ai primi mesi di pandemia. Ad esempio", spiega Magrini, "i farmaci per Aids abbiamo visto che non sono da utilizzare, perché troppo pesanti per i pazienti; la clorochina", pubblicizzata dal presidente Usa Trump, "non ha mostrato dati positivi".

Mentre "il cortisone rappresenta oggi uno dei cardini della terapia: uno studio inglese ha mostrato che riduce la mortalità". E l'eparina, che evita la formazione di trombi collegati allo stato di infiammazione sistemica causata dall'eccessiva risposta immunitaria, "è diventato un altro pilastro del trattamento".  Rispetto al Remdesivir, sviluppato per il virus Ebola e prima terapia approvata in Europa contro forme gravi di Sars-Cov-2, ha proseguito Magrini, "c'è stato un primo studio, pubblicato forse troppo presto e fatto negli Stati Uniti, che ne indicava un'efficacia discreta. Il nuovo studio reso noto venerdì, ma non ancora pubblicato in rivista, diminuisce le aspettative sulla riduzione della mortalità. Può essere un farmaco potenzialmente aggiuntivo ma vogliamo vedere cosa fa in aggiunta al cortisone.  Per questo, servono ulteriori studi".

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Archiviata, almeno in parte, una delle opzioni su cui si faceva più affidamento, le attenzioni si concentrano sugli anticorpi monoclonali, ovvero farmaci ancora sperimentali, sviluppati in modo specifico per il Covid e non 'presi in prestito' da altre patologie, alcuni dei quali utilizzati da Trump. Su queste super molecole, clonate in laboratorio a partire da anticorpi di pazienti e che impediscono al virus di entrare nelle cellule umane, sono a lavoro "diverse industrie, tra cui anche un gruppo italiano di alto livello. Sono in fase avanzata di sviluppo. Potrebbero diventare presto un'opzione e, per presto, intendo i primi mesi dell'anno prossimo o il primo semestre. C'è ottimismo, ma serve anche cautela". Rispetto, infine, alla plasmaterapia basata sull'utilizzo degli anticorpi presenti nel plasma dei convalescenti, "se funziona è probabile che funzioni poco e solo in alcune categorie". Per vederci meglio, in Italia, ha proseguito il direttore generale dell'Aifa, "è finalmente stato avviato uno studio di discrete dimensioni che sta ancora reclutando i pazienti", e che era già stato annunciato alcuni mesi fa". Ma di fatto, conclude, "il plasma ora non è uno standard di cura".

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