Tamponi dai medici di famiglia: 18 euro ognuno

Medicina Generale | Redazione DottNet | 27/10/2020 22:29

Se effettuati presso l'Asl 12 euro per ogni test. L'accordo è stato firmato solo dalla Fimmg: le altre sigle lo ritengono pericoloso. Cgil: operazione di facciata

 Fare un tampone rapido dal medico di famiglia costerà 18 euro se eseguito nello studio del professionista. Se invece verrà somministrato in una struttura delle asl al medico saranno pagati 12 euro. L'accordo con i sindacati dei medici convocati ieri pomeriggio dalla Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) è stato firmato solo dalla Federazione nazionale dei medici di medicina generale (Fimmg). Le altre sigle sindacali (Sindacato nazionale autonomo dei medici Italiani-Snami, Intesa sindacale e Sindacato medici italiani-Smi) non hanno sottoscritto il documento ritenendo che l'accordo "non garantisca la sicurezza dei cittadini e degli operatori sanitari". "Non abbiamo siglato l'accordo soprattutto per due motivi. Tenuto conto che è stato finanziato 1 milione e mezzo di tamponi ci è sembrato che la percentuale non incida. Ma incide invece sulla sicurezza degli studi medici e dei cittadini. Dare un obbligo in questo momento a una categoria già in sofferenza ci è sembrato ingeneroso. Riteniamo che fosse importante la volontarietà per i medici di famiglia di fare i test rapidi", commenta il segretario nazionale del Sindacato medici italiani (Smi) Pina Onotri.

 Il testo, che confluisce - come anticipato l'altroieri -  nell'Accordo collettivo nazionale stralcio (il contratto di lavoro dei medici convenzionati), prevede l'obbligatorietà per tutti i medici di medicina generale di eseguire i test rapidi. Il nodo della trattativa, a quanto si è appreso, è proprio l'obbligatorietà per i medici di base di eseguire i tamponi. I sindacati infatti hanno insistito affinchè l'adesione sia esclusivamente su base volontaria.  Vi sarebbero state invece delle modifiche del testo iniziale in relazione agli strumenti per la diagnostica che verranno consegnati dalle Regioni agli studi medici: non sarebbero più a carico dei professionisti la formazione e la manutenzione delle apparecchiature.

Il costo dei tamponi che potranno essere effettuati dai medici di famiglia sara' a carico dello Stato e non del paziente. A questo scopo -sono stati stanziati 30 milioni di euro per l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte degli Mmg e pediatri di libera scelta. La misura prevede, al fine di sostenere ed implementare il sistema diagnostico dei casi di positività al virus SARS-CoV-2, l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, secondo le modalità definite dagli Accordi collettivi nazionali di settore. Per questo è autorizzata per l’anno 2020 l'ulteriore spesa di euro 30.000.000 a valere sul livello del finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard cui concorre lo Stato per il medesimo anno.

Secondo l'accordo, dal medico di famiglia potrebbero fare i tamponi i contatti stretti di persone positive asintomatiche; pazienti per i quali il medico ritiene necessario il tampone durante una visita; e, in piccola parte, tutti gli altri assistiti. Oltre ai medici di famiglia e ai pediatri, il coinvolgimento nell'esecuzione di tamponi - e nel budget - riguarda anche i medici di continuità assistenziale (ex guardia medica), quelli di medicina dei servizi, quelli delle Usca e i medici dell’emergenza sanitaria territoriale.

Istruzioni per i medici

I medici dovranno comunicare i dati concernenti l’esecuzione di tamponi antigenici rapidi. Nel dettaglio la misura definisce la possibilità di raccogliere dai MMG e dai PLS che somministreranno il tampone antigenico rapido le informazioni (per ciascun assistito) sui tamponi effettuati e i relativi esiti, rendendo immediatamente disponibili le informazioni sia all’assistito (in caso di esito positivo o negativo), anche mediante il FSE, sia alle ASL di competenza (in caso di solo esito positivo).
 
Si stabilisce che il referto elettronico sarà comprensivo dei dati di contatto, imprescindibili per adottare i provvedimenti di sanità pubblica (isolamento e quarantena), nonché per mettere in atto le operazioni di tracciamento dei relativi contatti, e delle ulteriori informazioni che attualmente vengono raccolte tramite la piattaforma istituita per la sorveglianza epidemiologica presso l’ISS dall’OCDPC n. 640 del 2020 (ad es. stato “sintomatico” o “asintomatico”, contatto stretto…) e che sono necessarie allo svolgimento di tutte le funzioni in materia di prevenzione e contenimento della diffusione del SARS-CoV-2 sul territorio nazionale. Resta fermo che sarà, conseguentemente, l’ASL a trasmettere i dati relativi ai casi di positività, acquisiti dai MMG e dai PLS, alle regioni e alle province autonome, che, a loro volta, li invieranno alla piattaforma istituita per la sorveglianza epidemiologica presso l’ISS.

Cgil: operazione di facciata

"Un accordo sbagliato, un'operazione di facciata, inutile e pericolosa, che serve solo a coprire le mancanze delle Regioni nell'organizzazione dell'assistenza territoriale", afferma il segretario nazionale della Fp Cgil Medici, Andrea Filippi. "Non è affidando i tamponi agli studi privati dei medici di medicina generale che si contribuisce ad arginare la travolgente diffusione della pandemia". Ma soprattutto, prosegue Filippi, "è un accordo pericoloso perché mina la salute di cittadini e medici che non possono garantire la sicurezza necessaria nei loro studi. Filippi poi continua:"È necessario uscire dalla logica dell'isolamento dei professionisti che dall'inizio della pandemia sono abbandonati senza mezzi di protezione, senza protocolli organizzativi, e senza sostegno multiprofessionale, per recuperare una logica di sistema e di organizzazione integrata". Questo accordo, conclude, "lede l'immagine dei medici di medicina generale facendoli passare per dei mercenari che lavorano a cottimo, quando al contrario sono seri professionisti che chiedono di essere tutelati insieme ai cittadini e a tutti gli operatori sanitari e che non vogliono svendere la propria sicurezza e la vita per risorse economiche aggiuntive che il governo potrebbe spendere in modo più appropriato attrezzando luoghi sicuri in contesti integrati per fare i tamponi",

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