
Molto spesso si è trattato di ricerche finanziate dalle industrie farmaceutiche e dunque basate su un chiaro conflitto di interesse, col risultato che in più di un'occasione sono stati evidenziati gli effetti positivi di questi prodotti e 'affossati' quelli collaterali.
E' la denuncia del 'British Medical Journal', secondo cui il caso dell'osteopenia sarebbe un chiaro esempio di fattore di rischio 'scambiato' per malattia vera e propria, con l'obiettivo di somministrare anche a persone sane dei farmaci e aumentare in tal modo i profitti delle compagnie produttrici.
La preosteoporosi è una condizione che affligge circa la metà delle donne più avanti con l'età - sottolineano gli esperti dell'università di Newcastle (Australia) - ma i dati dei test sui farmaci che la dovrebbero combattere sono stati mal interpretati: per esempio, gli autori di uno studio su questi prodotti citano una riduzione del rischio relativo di osteopenia del 75%.

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