Male le vaccinazioni dai medici di famiglia: ecco perché

Medicina Generale | Redazione DottNet | 18/07/2021 21:18

Anelli (Fnomceo): Il sistema misto centri vaccinali Hub e studi medici non sta funzionando. Nel mirino anche il fenomeno no vax tra gli operatori

Non decolla il sistema delle vaccinazioni anti-Covid negli studi dei medici di famiglia: il numero delle dosi in arrivo continua ad essere molto limitato e di fatto le immunizzazioni dai medici di base sono 'al palo'. A descrivere la situazione attuale è il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, che sottolinea come i camici bianchi siano pronti da tempo a intervenire a sostegno della campagna vaccinale ma non siano ancora stati messi nelle condizioni di poterlo fare. "Nonostante i mesi già trascorsi dall'avvio della campagna vaccinale, il sistema - spiega Anelli all'ANSA - ha un'organizzazione che di fatto non consente la vaccinazione dai medici di famiglia, utilizzati solo per situazioni molto particolari, come è stato ad esempio per la vaccinazione dei soggetti più anziani o dei pazienti molto fragili.

Il punto è che il sistema misto centri vaccinali Hub e studi medici non sta funzionando. E' vero che la campagna vaccinale ha portato grandi frutti abbattendo la mortalità, ma è anche vero che il prossimo futuro, in vista della vaccinazione massiccia alle fasce di popolazione più giovane, va pianificato. Insomma, al momento l'unico modello che va avanti è quello dei grandi Hub, ai quali - rileva - sono destinate la quasi totalità delle dosi vaccinali. Le dosi sono arrivate ai medici di base solo per vaccinare i pazienti vulnerabili, ma una volta terminata questa fascia le vaccinazioni sono di fatto proseguite solo negli Hub".

  Dunque, "la Medicina generale è pronta ma se si vuole scegliere un modello che preveda il pieno coinvolgimento dei medici va cambiata la modalità distributiva in modo tale che i vaccini siano garantiti prioritariamente agli studi medici, con una fornitura costante e continuativa, e va implementato il personale di studio da dedicare alle immunizzazioni. La realtà, ad oggi, è invece che in buona parte delle Regioni - afferma - i medici di base di fatto non stanno vaccinando più o stanno effettuando solo i richiami". Eppure proprio i medici base, sottolinea, "potrebbero avere un ruolo cruciale nel recuperare ad esempio gran parte di quei 2,5 milioni di over-65 che non si sono ancora vaccinati e che rappresentano una platea particolarmente critica alla luce soprattutto della diffusione delle varianti del virus molto più contagiose".

   Altra questione è quella dei medici che non si vaccinano, nonostante l'obbligo previsto per legge e la previsione della sospensione dell'attività professionale per quelli che non si immunizzano: "Va ribadito - precisa Anelli - che si tratta di pochissimi medici, circa lo 0,2%, dunque poche centinaia sul territorio nazionale. Tuttavia, chi non si vaccina incorre ovviamente nelle sanzioni previste e, anche se non ci sono dati ufficiali, sarebbero una decina i medici già sospesi. Il fenomeno 'no-vax' è invece molto più diffuso tra gli operatori sanitari". Proprio l'esperienza della pandemia, sottolinea, "ha invece evidenziato il ruolo centrale dei medici". Da qui la richiesta di un maggiore coinvolgimento a livello istituzionale: "E' arrivato il momento di aprire un tavolo ufficiale per discutere dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza Pnrr e della riforma del Sistema sanitario nazionale".    Da Anelli, infine, un appello ai cittadini: "Oggi si sta infettando prevalentemente chi non ha fatto il vaccino. Quindi l'invito soprattutto ai giovani è a vaccinarsi assolutamente e non pensare che le misure adottate finora siano da accantonare: mascherine e distanziamento restano cruciali e solo la vaccinazione - conclude - ci consentirà di tornare ad una vita abbastanza regolare senza essere costretti a ricorrere a nuove chiusure".

Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), nei giorni scorsi aveva previsto che "Ci sarà sicuramente un 'fermo' nelle richieste di vaccinazione nei nostri studi, ma questo potrebbe essere superato con una maggiore flessibilità sulla seconda dose. Anche perché i medici di famiglia non possono trasferire questo compito a eventuali sostituti, non autorizzati a entrare nelle piattaforme vaccinali regionali, a cui accede esclusivamente il medico titolare". Mentre "fisiologicamente lo zoccolo duro degli esistanti rappresenta una sfida notevole per il sistema sanitario". Alla luce di tutto questo, Scotti guarda con sospetto a una "improvvisa maggiore apertura alla collaborazione dei medici di famiglia alla campagna vaccinale da cui, nonostante la disponibilità e i nostri appelli per un più utilizzo incisivo della medicina generale, sono stati tenuti ai margini. Coinvolgerli di più ora suona quasi una presa in giro. Non certo un riconoscimento della professionalità - precisa - quanto la necessità di mettere un 'coperchio' su un problema".

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