
Scotti: Noi conosciamo gli assistiti, possiamo convocarli in una volta sola sia per l'antifluenzale, sia per la terza dose. Insomma siamo pronti a fare la nostra parte
I medici di famiglia sono pronti per le vaccinazioni, ma mancano i vaccini e, nel caso delle terze dosi, non c'è la possibilità di interfacciarsi con le Regioni e i loro software gestionali. Un quadro a tinte fosche quello dipinto dalla Fimmg che denuncia le difficoltà per la terza dose booster: “Solo nelle regioni che hanno ancora migliaia di dosi rimanenti, è possibile iniettare il booster - spiega il segretario nazionale della FIMMG Silvestro Scotti -. Per il resto le fiale non ci arrivano, c'è un problema di approvvigionamento, oltre che tecnologico”. Sembra assurdo, ma nel 2021, tuona la Fimmg, “non abbiamo ancora un software, collegato ai registri regionali, che ci consenta di sapere quando un paziente abbia completato il ciclo d'immunizzazione per calcolare i sei mesi necessari per la nuova iniezione. Siamo costretti a chiamarli per telefono a uno a uno”.
Stesso discorso per il vaccino antinfluenzale che, come indica il Ministero della Salute, va anticipata a partire dall'inizio di ottobre. Il rischio che il virus influenzale circoli senza controllo, in una situazione già sotto pressione a causa del covid, bisogna evitarlo a tutti i costi. L'indicazione, messa nero su bianco dal ministero in una circolare firmata da Giovanni Rezza, risale all'8 aprile scorso. Eppure, non tutte le Regione sembrano aver recepito l'urgenza. E così, dopo un mese dalla data di inizio raccomandata, da Nord a Sud in molti sono ancora alle prese con la distribuzione del vaccino.
Insomma, da un lato il Governo che punta tutto sui medici di famiglia per incrementare la campagna di vaccinazione, dall'altra parte l'impossibilità di poter ottenere le quantità giuste in base alle esigenze del territorio. E in mezzo c'è il paziente.
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