Mozione bipartisan approvata: medico di famiglia specialista e tutele su ferie, malattia e infortuni

Medicina Generale | Redazione DottNet | 15/06/2022 19:43

Il testo approvato consente di trasformare il corso post-laurea in medicina generale in specializzazione, di ammettere alla convenzione i medici specialisti in medicina di comunità e cure primarie

Via libera ieri mattina dalla Camera alla mozione bipartisan sulla sanità territoriale. Con questo provvedimento si dettano le linee per la nuova medicina del territorio puntando sui compiti dei medici di famiglia. A loro il compito, secondo il provvedimento, di snellire l'Ssn  grazie "a una "diversa organizzazione territoriale, che crei un filtro di alto livello e ad indirizzo preventivo, può ridurre in modo importante il fabbisogno sanitario per le patologie acute e cronico degenerative, attraverso la gestione precoce di molte patologie direttamente al domicilio del paziente". La gestione domiciliare, "con un organico significativo, garantisce un'assistenza sanitaria, socio-sanitaria e sociale di alto livello" e la telemedicina "appare finalmente matura per garantire servizi di alto livello per diagnosi, terapia e follow up di pazienti cronici anche in condizioni di scompenso cronico, per mantenere in equilibrio il paziente". Ma i punti più rilevanti, quelli cioè che riguardano la professione del medico di famiglia sono due: il primo impone di adottare le iniziative di competenza e a reperire le risorse necessarie nell’ambito del rinnovo dei contratti, al fine di garantire tutele adeguate per i professionisti della medicina convenzionata, con riferimento particolare al riconoscimento dell’infortunio sul lavoro, del diritto alle ferie, della maternità assistita, dei permessi per malattia, nonché politiche continuative per le pari opportunità. Insomma una maggiore tutela che finora non c'è mai stata. Ma non è tutto: il testo approvato consente di trasformare il corso post-laurea in medicina generale in specializzazione, di ammettere alla convenzione i medici specialisti in medicina di comunità e cure primarie, di mettere al centro del team delle cure primarie medici di base e pediatri di libera scelta, di potenziare gli studi nelle aree svantaggiate e spopolate facendovi convergere altro personale altrimenti impiegato nelle case di comunità. Di dipendenza dei medici di medicine generale non si parla in maniera esplicita, tuttavia si chiede di autorizzare spese per potenziare i fabbisogni di infermieri, psicologi, fisioterapisti, ostetrici, dietisti e tecnici sanitari. Pure queste ultime figure, operando nella CdC, dovrebbero in prospettiva diventare "di comunità" anche perché la mozione li include tra i protagonisti dell'attività nella "casa" accanto a medici di famiglia, di continuità assistenziale e pediatri, ed ai collaboratori di studio.

Ma ecco nel dettaglio che cosa elencani i 21 punti del documento appena approvato

1. al fine di raggiungere gli obiettivi indicati dalla missione 6 del PNRR e assicurarne l’attuazione uniforme su tutto il territorio nazionale, ad adottare iniziative per prevedere che la riorganizzazione territoriale, come delineata nella bozza di decreto cosiddetto «DM71» sia sostenuta dal potenziamento del fabbisogno del personale sanitario e amministrativo, da un'idonea copertura finanziaria, da una riforma delle disposizioni in materia di medici di medicina generale;

2. a prevedere, in una logica di risposte integrate a vantaggio della comunità, la declinazione e l’impiego delle professioni sanitarie ad alta valenza comunitaria (ad es. fisioterapista di comunità, psicologo di comunità, ostetrica di comunità, dietista di comunità), oltre al coinvolgimento attivo dei tecnici sanitari per le competenze specifiche sui temi della sanità digitale e del connected health;

3. ad adottare le iniziative di competenza e a reperire le risorse necessarie nell’ambito del rinnovo dei contratti, al fine di garantire tutele adeguate per i professionisti della medicina convenzionata, con riferimento particolare al riconoscimento dell’infortunio sul lavoro, del diritto alle ferie, della maternità assistita, dei permessi per malattia, nonché politiche continuative per le pari opportunità;

4. a valutare una revisione della formazione dell’operatore sociosanitario affinché venga garantita una migliore risposta ai bisogni di assistenza dei cittadini e non si abbia più una diversificazione e una frammentazione dei percorsi formativi a seconda della regione di appartenenza né una diversa definizione delle loro mansioni;

5. ad adottare le iniziative di competenza, anche normative, affinché i modelli di aggregazione rispondano alla logica della multidisciplinarietà e multi professionalità per l’erogazione delle prestazioni, in regime di convenzione e con obbligazioni di scopo e risultato, previa adeguata formazione del personale coinvolto, assicurando:

  • l'effettiva integrazione, la presa in carico e l'omogeneità nell'erogazione dei servizi attraverso le aggregazioni tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali, fisioterapisti, psicologi, medici di continuità assistenziale, collaboratori di studio;
  • soluzioni organizzative per rendere effettivo un modello di sanità con valorizzazione economica delle predette professioni in modo che sia attrattivo e vantaggioso lavorare presso le strutture territoriali;
  • l’attivazione, per gli individui con condizione di fragilità o cronicità, degli interventi clinici e assistenziali di cui necessitano;
  • la continuità di cura e assistenza, la gestione 24 ore su 24 per le necessità di primo livello e primo soccorso (codici bianchi o verdi) e il contestuale mantenimento del rapporto di fiducia medico-paziente nell’intero percorso assistenziale;

6. ad adottare le iniziative di competenza per recuperare e valorizzare il ruolo del medico di medicina generale e del pediatra di libera scelta nell'ambito della riorganizzazione territoriale, in quanto medici con assistiti in carico, assicurando agli stessi la centralità dell'assistenza territoriale, nell’ottica di un lavoro di equipe con le altre figure dell’assistenza sanitaria, socio sanitaria e sociale, anche nell'ambito delle case della comunità;

7. a promuovere, in specie nelle aree interne e montane, nelle piccole isole, nelle zone di confine e nelle altre aree nelle quali, per le caratteristiche geografiche e morfologiche del territorio, le case della comunità possano risultare distanti, il rafforzamento dello studio del medico di medicina generale, attraverso strumenti di prima diagnostica, rete e telemedicina nonché mediante l'integrazione con figure professionali dipendenti dall'azienda sanitaria di riferimento, al fine di garantire un'assistenza di prossimità adeguata e non accrescere le diseguaglianze territoriali;

8. a valorizzare la rete territoriale di assistenza e presa in carico del paziente anzitutto cronico, in modo da individuare i bisogni di cura anche attraverso attività di screening e sviluppare terapie adeguate a cominciare dalla erogazione delle prestazioni di cui all'articolo 11 della legge n. 69 del 2009 e dalla loro piena inclusione nei Livelli essenziali di assistenza dando così finalmente attuazione all'articolo 8, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017;

9. al fine di garantire una idonea presa in carico globale e un’adeguata assistenza domiciliare dei pazienti con malattie rare o croniche complesse, ad adottare iniziative per facilitare ed estendere l’assistenza e la terapia domiciliare per i pazienti cronici e i malati rari, nel rispetto della sicurezza dei pazienti, ottemperando alla realizzazione di una sanità di prossimità, con un coordinamento tra specialisti dei centri di riferimento e i medici di medicina generale;

10. a sostenere, per le esigenze assistenziali che non sia possibile soddisfare con la domiciliarità,  il potenziamento degli standard organizzativi, strutturali e tecnologici delle RSA e delle strutture analoghe, assicurando la partecipazione degli enti che rappresentano le predette strutture nelle commissioni, organismi e gruppi di lavoro presso il Ministero della salute e il Ministero del lavoro e delle politiche sociali;

11. ad adottare iniziative per promuovere, con la popolazione a rischio, incontri di prevenzione in relazione all'evoluzione delle malattie croniche in modo da ridurre l'evoluzione verso la grave disabilità e il rischio di perdita dell'autonomia, sostenendo il mantenimento delle funzionalità e autonomie residue per le persone non autosufficienti;

12. ad integrare, nelle Case di comunità, anche i Consultori Familiari (CF) quali servizi territoriali, di prossimità, multidisciplinari, fortemente integrati con altri presidi socio-sanitari e caratterizzati da un approccio olistico alla salute, a tutela della salute della donna, degli adolescenti, della coppia e della famiglia diffusi sull’intero territorio nazionale e orientati ad attività di prevenzione e promozione della salute; 

13. ad adottare iniziative di competenza, anche di carattere normativo, volte a potenziare l'odontoiatria pubblica, per consentire l'accesso ai ruoli dirigenziali del Ssn e alle funzioni di specialista ambulatoriale anche agli odontoiatri che non sono in possesso di un diploma di specializzazione ulteriore rispetto alla (già di per sé specialistica) laurea in odontoiatria e protesi dentaria, agevolando in questo modo il ricambio generazionale degli organici e l'erogazione di un maggiore volume di prestazioni;

14. ad adottare le iniziative di competenza affinché nella riorganizzazione della rete di medicina territoriale:

  • siano implementati ulteriori setting territoriali, quali la salute mentale, la dipendenze patologiche, la neuropsichiatria infantile e assistenza psicologica di base, creando così una rete capillare sul territorio, che possa garantire, almeno, per la fascia più giovane della popolazione una presa in carico immediata;
  • sia previsto il servizio dello psicologo di base, con la finalità di sostenere e integrare l'azione dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, nell'intercettare e rispondere ai bisogni assistenziali di base dei cittadini, anche promuovendo efficaci strategie di prevenzione e di presa in carico dei soggetti maggiormente a rischio di suicidio;


15. a valutare l’opportunità di prevedere, in sinergia con il Ministero dell’Istruzione e con gli enti locali,  all’interno degli istituti scolastici e nei servizi educativi, un presidio socio-sanitario, non solo per far fronte alle nuove problematiche indotte dalla pandemia Covid-19 ma anche al fine di una implementazione della prevenzione,  protezione e promozione della salute individuale dei bambini e degli adolescenti con particolare attenzione all’educazione nutrizionale, ambientale e, per i ragazzi più grandi, alla salute mentale, all’uso di sostanze stupefacenti e alla salute riproduttiva;

16. ad adottare iniziative per introdurre meccanismi remunerativi innovativi, così da consentire il raggiungimento del migliore risultato clinico possibile al costo più adeguato, contemplando, al fianco della remunerazione in base alla quota capitaria e alla prestazione, anche la remunerazione per risultato clinico o di salute, così da attivare azioni corresponsabili e virtuose in relazione al risultato atteso; 

17. al fine di ovviare alla mancanza di personale medico di medicina generale, nell’ambito della formazione, ad adottare le opportune iniziative volte a:

  • consentire l'accesso alla carriera di medico di medicina generale anche ai medici di comunità e delle cure primarie, a seguito dell'adeguamento dei percorsi formativi;
  • trasformare il corso di medicina generale in un corso di specializzazione universitaria, equiparandola a tutte le altre specializzazioni;


18. a  potenziare e innovare la struttura tecnologica e digitale del SSN a livello statale e Regionale, al fine di garantire un’evoluzione significativa delle modalità di assistenza sanitaria, migliorando la qualità e la tempestività delle cure, valorizzando il ruolo della persona assistita come parte attiva del processo clinico-assistenziale, e garantendo una maggiore capacità di governance e programmazione sanitaria guidata dalla analisi dei dati, nel pieno rispetto della sicurezza e della tutela dei dati e delle informazioni;

19. ad adottare iniziative per valorizzare il ruolo degli enti del terzo settore nell’ambito della riorganizzazione dell’assistenza territoriale e dell’integrazione dei servizi sanitari, socio-sanitari e sociali, sostenendo iniziative affinché anche la casa di comunità promuova il ruolo del terzo settore non profit e del volontariato organizzato come co-progettazione e co-protagonista della CDC,  sviluppando percorsi di inclusione sociale integrati con i distretti sanitario e sociali (L.328/00), valorizzando il ruolo dei sindaci, definendo gli obiettivi attesi ed effettuando la valutazione;

20. a promuovere il collocamento della figura del caregiver familiare, attualmente definita dall'articolo 1, comma 255, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, nell'ambito di un quadro giuridico di riferimento, affiancandolo costantemente nelle attività e nella formazione e valorizzandone il ruolo anche da un punto di vista assistenziale, sociale e previdenziale;

21. ad adottare le opportune iniziative per garantire un costante monitoraggio dell'attuazione degli obiettivi previsti dal Pnrr e delle riforme di adeguamento a livello regionale e  fornire un'informazione qualificata e trasparente in merito ai progetti di riforma dell'assistenza sanitaria territoriale, confrontandosi periodicamente con le Camere in merito ai progressi nella loro attuazione.

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