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Tumore al seno aggressivo: un anticorpo riduce il rischio morte del 36%

Trastuzumab deruxtecan, ha dimostrato di rallentare la progressione della malattia con uno scarto di quasi due anni (22 mesi) rispetto allo standard di cura
Farmaci

Per le pazienti con un tumore avanzato al seno particolarmente aggressivo (del tipo Her 2-positivo), un farmaco innovativo, trastuzumab deruxtecan, ha dimostrato di rallentare la progressione della malattia con uno scarto di quasi due anni (22 mesi) rispetto allo standard di cura, ossia trastuzumab emtansine (T-DM1), quadruplicandola. Non solo: anche la sopravvivenza globale è aumentata in modo statisticamente significativo: il 77,4% delle pazienti era vivo a due anni, rispetto al 69,9% delle pazienti trattate con T-DM1, con una riduzione del rischio relativo di morte del 36%. 

I risultati, appena presentati al San Antonio Breast Cancer Symposium e pubblicati in contemporanea sul Lancet, arrivano dall’aggiornamento dello studio di fase 3 di DESTINY-Breast03, in cui il farmaco è stato impiegato soprattutto come seconda linea di trattamento. Nella stessa occasione sono stati presentati anche i risultati di un altro studio, il DESTINY-Breast02, che ha confrontato trastuzumab deruxtecan con diversi schemi di chemioterapia in terza linea di trattamento.

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Il farmaco è un anticorpo coniugato: nasce dall'unione di un anticorpo monoclonale - trastuzumab - con il chemioterapico deruxtecan, particolarmente potente. Ogni molecola di trastuzumab lega a sé ben 8 molecole di deruxtecan. Il meccanismo con cui agisce, semplificando, è questo: trastuzumab riconosce e si lega ai recettori HER2 presenti sulla cellula tumorale e, a quel punto, rilascia all'interno di essa gli 8 "proiettili" (cioè molecole) del chemioterapico. Lo scorso luglio, la commissione europea lo ha approvato come seconda linea di trattamento.

 “La maggior parte delle pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2 positivo sottoposte a precedenti terapie va incontro a una progressione della malattia in meno di un anno”, spiega Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano: “DESTINY-Breast03 ha incluso 524 pazienti precedentemente trattate con trastuzumab e chemioterapia. Trastuzumab deruxtecan ha significativamente ridotto il rischio di morte rispetto a trastuzumab emtansine, precedente standard di cura. Questo vantaggio è stato osservato anche nelle donne con metastasi cerebrali. La superiorità di trastuzumab deruxtecan è emersa anche in termini di risposte obiettive e di controllo di malattia”.

Nel prolungamento di questo studio, infatti, la sopravvivenza libera da progressione mediana per le pazienti trattate con trastuzumab deruxtecan è stata di 28,8 mesi rispetto ai 6,8 mesi di quelle trattate con T-DM1. Il tasso di risposta obiettiva è stato, rispettivamente, del 78,5% e del 35%, e la percentuale di risposta obiettiva del 21,1% contro il 9,5%. “lo studio DESTINY-Breast03 includeva prevalentemente pazienti in seconda linea di terapia – spiega Giampaolo Bianchini, Responsabile del Gruppo mammella, Dipartimento di oncologia dell’IRCSS Ospedale San Raffaele di Milano -. In questo studio, la sopravvivenza libera da progressione è quadruplicata rispetto alla terapia di riferimento, arrivando a 28,8 mesi, un miglioramento di quasi 2 anni. Un vantaggio di entità mai osservata prima nel carcinoma mammario, associato anche a un miglioramento significativo della sopravvivenza. Trastuzumab deruxtecan si candida quale nuovo standard di cura per le pazienti in seconda linea di terapia per il carcinoma mammario metastatico HER2-positivo”.

L’altro studio, DESTINY-Breast02, ha confrontato trastuzumab deruxtecan con un trattamento chemioterapico scelto dal medico (trastuzumab più capecitabina o lapatinib più capecitabina), in terza linea. In questo caso, il nuovo farmaco ha dimostrato una riduzione del 64% del rischio di progressione della malattia. La sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 17,8 mesi rispetto a 6,9 mesi e una riduzione del 34% del rischio di morte. “Anche lo studio DESTINY-Breast02 sottolinea il ruolo che trastuzumab deruxtecan avrà come trattamento per le donne con tumore del seno metastatico”, aggiunge Valentina Guarneri, Direttore della Oncologia 2 dell’Istituto Oncologico Veneto – IRCCS di Padova e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università di Padova -. Sono state arruolate circa 600 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo metastatico precedentemente trattato con TDM-1. Trastuzumab deruxtecan ha quasi triplicato la sopravvivenza libera da progressione”. Il profilo di sicurezza di trastuzumab deruxtecan osservato nei due studi è in linea con quello degli studi clinici precedenti, e non sono stati identificati nuovi segnali di sicurezza.

 I tumori HER2 - positivi rappresentano il 15-20% dei casi. “Per queste pazienti in cui è presente l’iper-espressione del recettore HER2, oggi è possibile utilizzare farmaci molto efficaci che colpiscono selettivamente le cellule malate risparmiando così quelle sane”, spiega Saverio Cinieri, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica): “È questo il caso degli anticorpi coniugati, come trastuzumab deruxtecan. I dati aggiornati degli studi DESTINY-Breast03 e DESTINY-Breast02 - conclude - evidenziano il potenziale di questa terapia innovativa, che nel trattamento di seconda linea delle pazienti con carcinoma metastatico HER2 positivo è in grado di controllare la malattia, migliorare la qualità di vita e ritardare il tempo alla progressione”.

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