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Oms, Covid come l'influenza stagionale. In Lombardia intensive vuote per la prima volta

Aumentano i casi di infezione da streptococco: a gennaio più colpiti per l'effetto post Covid
Infettivologia

“Io penso che stiamo arrivando a quel punto in cui potremo guardare Covid-19 allo stesso modo in cui guardiamo all'influenza stagionale: una minaccia per la salute, un virus che continuerà a uccidere, ma un virus che non sta sconvolgendo la nostra società o i nostri sistemi ospedalieri”. Lo ha detto oggi in conferenza stampa Mike Ryan, direttore esecutivo del Programma Emergenze sanitarie dell'Organizzazione mondiale della sanità.

E Ryan è convinto che il cambiamento si registrerà già quest'anno “se il virus continuerà a evolversi nella direzione in cui si sta evolvendo, cioè quella di un virus che non causa malattie più gravi che potrebbe diventare più trasmissibile ma senza causare malattia più grave”. Ma proprio per questo è importante continuare “a tracciare, testare e sequenziare”, ha detto Ryan, per evitare di lasciarsi sorprendere “da una sfortunata evoluzione” verso la direzione opposta.

“Quello che resta da vedere – ha detto Ryan - è se il virus continuerà ad evolversi. Resta da vedere se possiamo continuare a vaccinare gli ultimi gruppi di non vaccinati in ogni Paese e in questo senso se il virus rappresenterà sempre meno una minaccia per le società. Abbiamo cominciato a vedere questo in alcune ondate negli ultimi 6 mesi, in cui la risalita dei contagi non è stata associata con un rapido aumento dei ricoveri e con una sostenuta pressione sul sistema sanitario, perché tasso di vaccinazione e il background di immunità era alto abbastanza per proteggere i vulnerabili”.

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Per quanto riguarda l’eventuale decisione di decretare la fine dell’emergenza internazionale Ryan ha detto che la decisione è nelle mani del Comitato di emergenza dell'Oms che dovrebbe prenderla in considerazione “entro pochi mesi quando si incontrerà nuovamente per discutere un parere da fornire al direttore generale Oms”.

In Lombardia "per la prima volta, dal 20 febbraio 2020, oggi venerdì 17 marzo, nessun letto di terapia intensiva risulta occupato da pazienti che hanno contratto il virus" del Coronavirus: è l'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso a dare l'annuncio il giorno prima che si celebri la Giornata per la commemorazione delle vittime del Covid. "È sicuramente merito della campagna vaccinale, che ci ha permesso di tornare alla vita, ma anche il segno - ha aggiunto - che sono migliorate anche le cure contro questo maledetto virus, che consentono di evitare che i pazienti colpiti finiscano in terapia intensiva".

Secondo Bertolaso, si tratta di "un risultato che tre anni fa (il 17 marzo del 2020), quando i ricoverati in terapia intensiva erano 879 e quelli nei reparti ordinari 6.953 (oggi 189), sembrava impossibile da raggiungere". "Da parte del presidente Fontana e mia, a nome di tutti i lombardi - ha concluso- un ringraziamento a tutti coloro, medici, infermieri, operatori sanitari, che hanno lavorato nel reparto più 'impegnativo' della Terapia intensiva, facendo il possibile per salvare vite e prestando l'ultimo conforto a chi non ce l'avrebbe fatta".

Intanto scoppia un'altra epidemia, quella legata allo streptococco: a partire da gennaio tra i bambini “abbiamo avuto un elevato numero di casi da streptoccocco beta-emolitico di gruppo A, che è l’agente infettivo della faringo-tosillite streptococcica e che può causare anche la scarlattina. Anche questa crescita, come è accaduto per l’influenza, è un effetto post Covid”. Purtroppo “non si riesce a quantificare il dato poiché, nonostante la scarlattina sia una malattia per la quale è prevista la segnalazione, in realtà questo non viene sempre fatto”. A tracciare per l’Adnkronos Salute il quadro sulla crescita di questa infezione è Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria all’Università di Parma e responsabile del Tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip).

L’aumento dei casi è legato, come già si è osservato per altre infezioni, alla pandemia. “Dopo due anni di Covid, durante i quali le malattie infettive in età pediatriche hanno presentato un rilevante calo – evidenzia la specialista – con la ripresa della nuova normalità abbiamo visto un aumento di tutte le infezioni: tra inizio novembre e fine dicembre abbiamo visto crescere la diffusione del virus respiratorio sinciziale e del virus influenzale; abbiamo avuto un secondo picco d’influenza nel mese di febbraio, e da gennaio abbiamo avuto l’elevato numero di casi da streptoccocco del gruppo A”. ‘Sono cresciute del 20%, nel periodo post Covid rispetto al pre-Covid, le polmoniti nei bambini. In particolare quelle gravi: i casi complicati, causati da Streptococcus pneumoniae, lo pneumococco, sono 8 volte di più. Sono i numeri preliminari di un’analisi in corso, anticipati all’Adnkronos Salute da Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria all’Università si Parma e responsabile del Tavolo tecnico malattie infettive e vaccinazioni della Società italiana di pediatria (Sip).

“Abbiamo osservato un aumento di casi di polmoniti gravi causati da pneumococco. Insieme ad altri colleghi italiani – spiega Esposito – stiamo raccogliendo i dati sui casi di polmonite pediatrica complicata, nel semestre che va dal 15 settembre 2022 al 15 febbraio 2023, a confronto con i dati dello stesso periodo del 2019-2020 e del 2018-2019. Abbiamo riscontrato un aumento veramente consistente”. Contro queste infezioni, ricorda Esposito “c’è il vaccino che va somministrato nel primo anno di vita, con richiami dopo 5 anni di età nei bambini con patologie croniche. E’ importante rispettare il calendario vaccinale. Con il Covid, purtroppo, si sono riscontrati molti ritardi vaccinali che vanno assolutamente recuperati”, conclude.

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