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Medici di famiglia sempre più anziani e non c'è ricambio. Sfondato il tetto dei 1500 assistiti

Medicina Generale Redazione DottNet | 18/05/2023 21:14

Fra due anni e mezzo saranno entrati poco più di 10 mila giovani medici ma avranno interrotto il rapporto di convenzione col sistema sanitario nazionale in 13.780

La vecchiaia avanza per tutti, ma per i medici di famiglia un po' di più. GIà, perché sono decisamente anziani, cme confermano i dati di Agenas: 0ltre un terzo di loro ha infatti più di 66 anni, quelli che si sono laureati da almeno 27 anni, e cioè hanno oltre 52-54 anni, sono tre quarti del totale, quindi circa 30 mila su 40 mila. Insomma, i numeri sono impietosi perché disegnano una medicina generale praticata soprattutto da adulti maturi mentre i giovani freschi di studi sono pochissimi. Il tutto mentre il numero assoluto di questi professionisti cala, altro aspetto che incide sulla qualità dell'offerta in modo importante e mentre il lavoro è sempre più, dicono gli stessi medici, burocratizzato.

L’Agenzia sanitaria nazionale delle Regioni, fa notare anche che i dottori di famiglia laureati da meno di 6 anni nel nostro Paese sono appena 666. Quelli che hanno un’anzianità da 13 a 20 anni, quindi professionisti anche di 45 anni, sono sempre pochi, cioè circa 2 mila. E invece nella categoria degli “over 27” si trovano, come detto, la bellezza di 30 mila professionisti. Un risultato senza dubbio preoccupante perché la pensione è ormai vicina per la stragrande maggioranza di loro: i dottori attivi tendono a diminuire, visto che i giovani che entrano ogni anno sono meno di coloro che vanno in pensione. La conseguenza è che ogni medico ha un numero sempre più alto di pazienti, cosa che ovviamente rende l’assistenza più difficile. Siamo a una media di 1.237 persone per medico ma sono tantissimi coloro che hanno sfondato il limite massimo, che sulla carta sarebbe di 1.500, cioè il 42%. Molte Regioni hanno così dato il via libera all’aumento del numero degli assistiti, fino a 1.800 e anche oltre.

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Ma per capire il vicolo cieco nel quale si è infilata l’assistenza territoriale bisogna sempre prendere uno dei numeri di Agenas, quello nel quale si stima quale sarà il risultato del rapporto tra ingressi e uscite nel 2025. Tra l’altro si tratta di una stima ottimistica, perché si considerano solo i pensionamenti come motivo di interruzione del lavoro e non anche altre cause. Ebbene tra due anni e mezzo saranno entrati poco più di 10 mila giovani medici ma avranno interrotto il rapporto di convenzione col sistema sanitario nazionale in 13.780. La differenza è di 3.600 professionisti, che equivalgono a poco meno di 4,5 milioni di italiani che non avranno più il medico o meglio dovranno andare a “pesare” su quelli rimasti, che vedranno aumentare il numero degli assistiti. A scapito della qualità dell’assistenza. Anche pensando a questo problema, nel decreto Milleproroghe si è alzata l’età pensionabile di questi dottori da 70 a 72 anni. Ovviamente il prolungamento è volontario. L’effetto sarà quello di avere medici di famiglia sempre più anziani.

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