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Cattani: “La spesa farmaceutica non è fuori controllo”

Il presidente di Farmindustria replica alle preoccupazioni sulla crescita della spesa: “Rappresenta il 15,3% del Fondo sanitario”. Crescono occupazione e investimenti.
Aziende farmaceutiche

"Il discorso va ricondotto in una dinamica sana ed equilibrata: non c'è una spesa farmaceutica fuori controllo". Così il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, interviene nel dibattito riacceso nei giorni scorsi dopo i chiarimenti richiesti dal ministro della Salute ad Aifa sull’andamento della spesa per i farmaci.

"La spesa farmaceutica – ha spiegato – per un verso non può che crescere: c’è un invecchiamento progressivo della popolazione, aumenta l’incidenza delle malattie ma aumenta anche l’innovazione. E la spesa cresce laddove c’è innovazione, che è un grande valore".

Il 15,3% del Fondo sanitario

Secondo Cattani, il tema va ricondotto alle proporzioni complessive del sistema. "Stiamo parlando del 15,3% dell’investimento in salute rispetto al finanziamento complessivo del Fondo sanitario", ha osservato, sottolineando come il restante 85% delle risorse sia destinato alle Regioni per coprire tutti gli altri oneri. "Quanta efficacia c’è in questa parte? Nessuno lo sa", ha aggiunto.

Il presidente di Farmindustria ha inoltre richiamato i risparmi derivanti dalla spesa territoriale e dallo spostamento di alcune classi di farmaci nelle farmacie, con maggiore prossimità ai cittadini.

Le sue parole arrivano in un momento in cui la sostenibilità della spesa farmaceutica è tornata al centro dell’agenda istituzionale, con Regioni e Governo impegnati a discutere di tetti di spesa, payback e revisione dei modelli di prezzo.

Il contesto: sostenibilità e meccanismi di controllo

Le dichiarazioni del presidente di Farmindustria si inseriscono in un clima di attenzione crescente sull’andamento della spesa. I richiami istituzionali alla necessità di monitorare la crescita dei costi riaprono il tema dei meccanismi di contenimento previsti dal sistema italiano, dai tetti programmati ai meccanismi di compensazione.

In questo quadro, la posizione dell’industria punta a spostare la discussione da una lettura emergenziale a una valutazione strutturale. Il riferimento al peso percentuale della spesa farmaceutica sul Fondo sanitario serve a ricollocare il tema all’interno dell’equilibrio complessivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale.

Sul fondo resta la questione dell’impatto che eventuali interventi correttivi potrebbero avere sull’attrattività del Paese in termini di ricerca, sviluppo e accesso all’innovazione.

Occupazione e scenario internazionale

Nel colloquio con la stampa, Cattani ha illustrato anche i dati di crescita del settore. Nel 2025 l’occupazione è aumentata dell’1,5% rispetto al 2024, raggiungendo circa 72.200 addetti. Nel periodo 2019-2025 la crescita complessiva è stata del 10%, a fronte di un +5% dell’economia nazionale.

L’occupazione femminile è cresciuta del 15% nello stesso arco temporale e rappresenta oggi il 45% del totale del comparto, contro il 28,6% della media manifatturiera. In aumento anche la componente giovanile, con gli under 35 in crescita del 25%.

"Stanno cambiando le logiche di geolocalizzazione degli investimenti in ricerca e sviluppo e nell’accesso a nuovi farmaci e vaccini", ha avvertito Cattani. "Usa e Cina stanno investendo molto e stanno modificando le regole per aumentare la loro attrattività".

Innovazione come investimento

Da qui l’appello al Governo: "Crediamo che l’Italia debba avere una voce forte sulla Commissione europea per lavorare su prevenzione e innovazione farmaceutica come investimento nei bilanci dei Paesi europei".

La linea tracciata è chiara: la spesa per i farmaci non viene letta come voce da comprimere, ma come componente strategica di politica sanitaria e industriale, in un contesto europeo e globale in cui competitività, autonomia produttiva e capacità di attrarre investimenti tornano a essere centrali.

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