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Sanità, nel 2028 mancheranno 11 miliardi rispetto al fabbisogno

L'allarme di Anelli sui conti del Ssn: il Fondo sanitario non terrà il passo con le necessità indicate dalle Regioni. Nel 2028 finanziamento pubblico al 5,9% del Pil
Sanità pubblica
Fnomceo

Nel 2028 potrebbero mancare quasi 11 miliardi per coprire il fabbisogno sanitario indicato dalle Regioni. A rilanciare l'allarme è il presidente della Fnomceo Filippo Anelli, secondo il quale la distanza tra le risorse disponibili e le necessità del Servizio sanitario nazionale è destinata ad aumentare nei prossimi anni, mentre il finanziamento pubblico scenderà al 5,9% del Pil.

Anelli è intervenuto a Bari aprendo il corso di formazione "L'appropriatezza. Una responsabilità della professione medica". Ed è proprio dal tema dell'appropriatezza che il presidente della Federazione degli Ordini dei medici parte per collegare le decisioni cliniche alle condizioni nelle quali i professionisti sono chiamati a lavorare.

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"Il sistema dovrebbe mettere i medici nella condizione di svolgere bene il proprio lavoro perché l'appropriatezza non è solo medica, è anche organizzativa", ha affermato Anelli.

Anelli: nel 2028 uno scarto di quasi 11 miliardi

Secondo il presidente Fnomceo, i dati provenienti dalle Regioni indicano per il 2028 una differenza di quasi 11 miliardi di euro tra il Fondo sanitario nazionale e il fabbisogno previsto dalle amministrazioni regionali.

La preoccupazione per la dinamica del finanziamento era stata espressa nei giorni scorsi dalla stessa Conferenza delle Regioni, che ha chiesto un incremento del Fondo sulla base del reale fabbisogno sanitario. Le Regioni hanno sottolineato come la stima della spesa continui a risultare superiore alle risorse disponibili, producendo un divario progressivo negli anni successivi.

Il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale dovrebbe attestarsi intorno ai 142,9 miliardi nel 2026, salire a 143,9 miliardi nel 2027 e raggiungere circa 144,8 miliardi nel 2028. In rapporto al Pil, dopo il 6,15% previsto per il 2026, la quota scenderebbe al 6% nel 2027 e al 5,9% nel 2028.

"A partire dal 2019 spesa e investimento in Sanità presentano curve divergenti", ha sostenuto Anelli, indicando come conseguenza un possibile aumento delle disuguaglianze nell'accesso alla salute.

Appropriatezza non significa soltanto prescrivere meglio

Il tema delle risorse si lega direttamente, nella lettura proposta dalla Fnomceo, a quello dell'appropriatezza. Al medico compete individuare la cura necessaria sulla base delle evidenze scientifiche e delle condizioni del paziente, ma al sistema spetta rendere quella cura concretamente disponibile nei tempi richiesti.

La questione si sposta quindi dalla sola appropriatezza prescrittiva all'organizzazione dell'assistenza. Carenza di personale, liste d'attesa, difficoltà di accesso alle prestazioni e disponibilità delle strutture possono limitare la possibilità di tradurre una decisione clinicamente appropriata in una prestazione effettivamente erogata.

La stessa Fnomceo, presentando il corso di Bari, aveva sottolineato questa distinzione: l'appropriatezza non termina con la prescrizione e non può essere considerata una responsabilità esclusiva del professionista, se l'organizzazione non dispone delle condizioni necessarie per assicurare la prestazione.

"Il sistema tiene grazie agli operatori"

Per Anelli, il progressivo allontanamento tra fabbisogno e finanziamento rischia di trasferire una quota crescente della tenuta del Ssn sui professionisti.

"Il sistema oggi tiene ancora grazie alla buona volontà degli operatori", ha affermato il presidente Fnomceo, tornando a chiedere maggiori risorse per la sanità pubblica.

La Federazione aveva già rilanciato nei giorni scorsi la richiesta di un rafforzamento del finanziamento, proponendo anche un Fondo nazionale di solidarietà per la salute aggiuntivo rispetto alle risorse ordinarie del Ssn e destinato a ridurre i divari territoriali nell'accesso alle cure.

Il messaggio che arriva dal confronto sull'appropriatezza è quindi che utilizzare meglio le risorse resta necessario, ma non può compensare indefinitamente una distanza crescente tra finanziamento e bisogni assistenziali. Per la Fnomceo, alla responsabilità del medico nella scelta appropriata deve corrispondere quella del sistema nel creare le condizioni perché quella scelta possa tradursi effettivamente in cura.

Sanità pubblica
Fnomceo
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