
Il dibattito
Semaglutide appartiene alla classe degli agonisti del recettore del GLP-1, farmaci oggi largamente utilizzati nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità. Negli anni scorsi alcune ricerche avevano suggerito la possibilità di un collegamento tra questi medicinali e il rischio di tumore del pancreas. Pur in assenza di prove definitive, il tema aveva richiamato l'attenzione delle autorità regolatorie, che avevano richiesto ulteriori studi per chiarire in modo più approfondito il profilo di sicurezza di questi trattamenti.
L'analisi su tre Paesi del Nord Europa
Per fornire una risposta più solida, i ricercatori hanno analizzato i registri sanitari nazionali di Danimarca, Svezia e Norvegia. Lo studio ha coinvolto complessivamente circa 100 mila persone in trattamento per diabete di tipo 2. Gli autori hanno confrontato il rischio di sviluppare un tumore del pancreas nei pazienti che assumevano semaglutide con quello osservato in persone trattate con altre categorie di farmaci antidiabetici utilizzati in fasi terapeutiche simili. Il risultato è stato chiaro: il rischio è apparso sostanzialmente sovrapponibile nei diversi gruppi di trattamento, senza evidenze di un incremento associato all'uso di semaglutide.
I risultati
I dati sono stati presentati al congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano, uno dei principali appuntamenti scientifici internazionali dedicati al diabete. Secondo l'analisi, non sono emersi segnali di rischio aggiuntivo neppure nei pazienti che assumevano dosaggi più elevati del farmaco o che erano in terapia da periodi più lunghi.
Gli esperti: «Nessun aumento del rischio osservato»
«Questo studio approfondito, basato su dati provenienti dai registri nazionali di tre Paesi, non ha rilevato alcun aumento del rischio di cancro al pancreas associato all'uso di semaglutide rispetto ad altri farmaci ipoglicemizzanti impiegati in una fase terapeutica analoga per il trattamento del diabete di tipo 2», ha dichiarato Anton Pottegård, coordinatore dello studio dell'University of Southern Denmark di Odense, in Danimarca. Lo studioso ha inoltre sottolineato come l'assenza di un aumento del rischio sia stata confermata anche analizzando i pazienti esposti a dosi più elevate e quelli sottoposti a trattamenti di più lunga durata.
Un'ulteriore conferma per pazienti e medici
I risultati si aggiungono alle evidenze già disponibili nella letteratura scientifica e contribuiscono a rafforzare il profilo di sicurezza di semaglutide. «Queste evidenze sono inoltre in linea con i dati esterni attualmente disponibili e rafforzano ulteriormente la prova che semaglutide non aumenta il rischio di cancro al pancreas», ha concluso Pottegård. Per le persone con diabete di tipo 2 e per gli specialisti che prescrivono questi farmaci, si tratta di un'informazione importante: uno dei principali timori legati a questa classe terapeutica non trova conferma nei dati raccolti su larga scala, offrendo ulteriori rassicurazioni sull'impiego di un trattamento ormai ampiamente utilizzato nella pratica clinica.




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