
Cinquant'anni nei quali sono cambiate diagnosi, terapie e possibilità di sopravvivenza per molte delle principali malattie croniche. Ma anche nuove prospettive ancora da verificare, dai farmaci biologici per la Bpco ai possibili effetti delle terapie per obesità e diabete oltre l'ambito metabolico.
È questo il filo conduttore del congresso internazionale "Half a Century of Medicine. Looking Towards the Future", organizzato a Firenze in occasione dei 50 anni della Fondazione Menarini. Quaranta esperti hanno ripercorso le trasformazioni avvenute dal 1976 nelle malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche, guardando soprattutto alle questioni ancora aperte dalla ricerca.
"Questi due giorni non sono solo un omaggio al passato, ma un ponte verso i prossimi cinquant'anni di medicina", afferma Stefano Del Prato, presidente della Fondazione Menarini. I progressi discussi al congresso, sottolinea, hanno contribuito a permettere a milioni di persone di vivere più a lungo e in condizioni migliori.
Dal 1976 a oggi, cinquant'anni di medicina
Quando la Fondazione Menarini iniziò la propria attività, lo stenting coronarico non era disponibile, l'ablazione transcatetere della fibrillazione atriale era ancora lontana dalla pratica clinica e l'obesità non era considerata una malattia con le attuali possibilità terapeutiche. Il congresso ha utilizzato questo confronto storico per misurare la trasformazione avvenuta in mezzo secolo e individuare le direzioni della ricerca futura.
Lucia Aleotti, azionista e membro del Board di Menarini, ha richiamato anche il cambiamento nella diffusione della conoscenza scientifica. "È arrivato il digitale ed è cambiato il modo di fare cultura scientifica, ma non è cambiato il cuore della nostra Fondazione", ha spiegato.
Oggi, ha aggiunto, alla divulgazione si affianca una nuova esigenza: "aiutare le persone a distinguere ciò che è scienza da ciò che è fake, un vero approfondimento medico da contenuti che possono invece essere frutto di influenze prive di solide basi scientifiche".
Cuore, cambiano anche i fattori di rischio
Le prospettive non riguardano soltanto nuovi farmaci. Anche la definizione del rischio cardiovascolare si sta ampliando rispetto ai tradizionali fattori come ipertensione, colesterolo e fumo.
"In futuro circa la metà dei casi di malattie cardiache sarà determinata da fattori diversi da quelli classici, come depressione, isolamento sociale e inquinamento atmosferico", afferma Filippo Crea, presidente eletto della Società Europea di Cardiologia. Per Crea la prevenzione dovrà quindi prendere maggiormente in considerazione salute mentale, relazioni sociali ed esposizione ambientale, accanto ai fattori di rischio già consolidati.
Bpco, arrivano i farmaci biologici
Un'altra trasformazione riguarda la medicina respiratoria. Le possibilità terapeutiche si sono ampliate per patologie come asma grave, ipertensione polmonare, bronchiectasie e fibrosi polmonare. Anche per la Bpco si sta aprendo la strada della medicina di precisione.
"Per la prima volta nella cura della Bpco abbiamo farmaci biologici capaci di agire sulle riacutizzazioni, che sono gli eventi più temibili per la prognosi dei pazienti", spiega Leonardo Fabbri, membro del Comitato scientifico della Fondazione Menarini e professore emerito di Medicina respiratoria all'Università di Ferrara. L'ingresso dei biologici consente infatti di selezionare specifici gruppi di pazienti sulla base delle caratteristiche della malattia, superando progressivamente un approccio terapeutico uniforme.
Farmaci antiobesità, possibili effetti anche sulle infezioni
Tra i temi emergenti discussi a Firenze ci sono anche gli effetti delle nuove terapie sviluppate per diabete e obesità al di fuori delle loro indicazioni originarie. "Nuovi recentissimi dati suggeriscono che il loro raggio d'azione potrebbe andare più lontano, non solo proteggere cuore e vasi ma anche dalle infezioni gravi", riferisce Del Prato.
Si tratta però di risultati preliminari. Secondo Del Prato, uno studio non ancora pubblicato condotto in pazienti con diabete di tipo 2 e malattia cardiovascolare ha rilevato una riduzione dei ricoveri per infezioni contratte fuori dall'ospedale e una diminuzione del 60% della mortalità per tutte le cause, compresa quella legata alle malattie infettive. Al congresso dell'Associazione europea per lo studio del diabete sono stati inoltre presentati dati su una possibile riduzione della mortalità per cause infettive associata a tirzepatide, mentre segnalazioni analoghe sono emerse per semaglutide.
Del Prato invita tuttavia alla cautela: servono studi specifici per stabilire se esista effettivamente un effetto protettivo e attraverso quali meccanismi biologici possa manifestarsi.
Sicurezza e nuove indicazioni, cosa sappiamo finora
Il crescente impiego dei farmaci per obesità e diabete rende centrale anche il monitoraggio della sicurezza. Del Prato riferisce che finora non sono emersi particolari segnali oltre agli effetti indesiderati già conosciuti per queste terapie, soprattutto nausea e, meno frequentemente, vomito. Questo, precisa, "non significa che non possano emergere problemi nel lungo periodo". Da qui la necessità di mantenere un'attenta attività di farmacovigilanza.
La ricerca sta esplorando anche possibili applicazioni in altri ambiti. Sono stati condotti studi sull'Alzheimer e sulla malattia di Parkinson sulla base di precedenti osservazioni precliniche, ma i risultati disponibili finora non forniscono evidenze sufficienti a sostenere l'impiego di questi farmaci nelle due patologie neurologiche.
Dalla ricerca alla diffusione della conoscenza
Il cinquantenario diventa così anche l'occasione per ridefinire il ruolo della divulgazione scientifica. Dal 1976 la Fondazione ha affiancato ai congressi e alle pubblicazioni strumenti digitali e progetti formativi, con particolare attenzione ai giovani medici e ricercatori. "In questi cinque decenni, la Fondazione Menarini ha svolto un'attività costante e autorevole per favorire lo scambio scientifico, alimentando il dialogo tra pratica clinica e mondo accademico", afferma Louis J. Ignarro, premio Nobel per la Medicina e presidente del Comitato scientifico della Fondazione.
Per Del Prato, la prospettiva resta quella di sostenere medici e ricercatori attraverso congressi internazionali, pubblicazioni e progetti educativi ad accesso libero. Dopo mezzo secolo, però, la sfida non è soltanto diffondere più conoscenza: è distinguere con maggiore precisione ciò che è già entrato nella pratica clinica da ciò che la ricerca sta ancora cercando di dimostrare.




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