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Diabete, casi in aumento in Italia: milioni di persone convivono con la malattia

Il nuovo Italian Barometer Diabetes Report fotografa una crescita costante della prevalenza e richiama l'urgenza di rafforzare prevenzione, innovazione e presa in carico integrata
Diabetologia
Sanità pubblica

In Italia il diabete continua a crescere e coinvolge oggi circa 3,8 milioni di persone, pari al 6,4% della popolazione. Negli ultimi vent'anni la diffusione della malattia è aumentata in modo significativo e, secondo gli esperti, il fenomeno è destinato a rappresentare una delle principali sfide per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. È quanto emerge dall'Italian Barometer Diabetes Report 2026, illustrato al Senato nel corso di un evento promosso dall'Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili e dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Una diffusione in costante crescita

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Il rapporto evidenzia come la prevalenza del diabete sia passata dal 4,2% nel 2005 al 5,4% nel 2015, fino all'attuale 6,4%. Al netto dell'invecchiamento della popolazione, l'aumento resta comunque rilevante, con una crescita del 23% negli ultimi vent'anni. A preoccupare è anche il numero delle diagnosi mancanti: si stima infatti che oltre un milione di italiani possa convivere con la malattia senza saperlo.

Nella prefazione del Report, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, sottolinea la necessità di affrontare il problema con una visione ampia e strutturata: «Il diabete è oggi una delle patologie croniche più diffuse in Italia. È una malattia silenziosa, ma che ha un impatto profondo sulla vita dei pazienti e sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale». Il ministro richiama inoltre l'importanza di politiche capaci di promuovere la salute e contrastare i principali fattori di rischio modificabili con un approccio integrato lungo tutto l'arco della vita.

Il peso delle complicanze cardiovascolari

Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal documento riguarda la stretta relazione tra diabete e malattie cardiovascolari. In Italia queste ultime interessano oltre 9 milioni di persone, causano circa 206 mila decessi all'anno e generano un costo stimato di 42 miliardi di euro. Tra le persone con diabete seguite nei centri specialistici, il 15,2% presenta già una storia di malattia cardiovascolare, mentre più di una persona su due riferisce una diagnosi di ipertensione.

Secondo Paolo Sbraccia, presidente della IBDO Foundation, la diabetologia sta attraversando una profonda trasformazione. «Il controllo della glicemia resta fondamentale, ma oggi l'obiettivo è più ampio: prevenire le complicanze, proteggere gli organi e gestire in modo integrato il rischio cardiovascolare, renale e metabolico nel lungo periodo». Sbraccia evidenzia inoltre come le nuove terapie possano contribuire a ridurre il rischio di eventi cardiovascolari, ictus e complicanze renali, migliorando concretamente la qualità di vita delle persone con diabete.

Verso una gestione multidisciplinare della malattia

Per gli esperti il futuro della cura passa attraverso modelli assistenziali più coordinati. L'obiettivo è costruire percorsi in cui diabetologia, medicina generale, cardiologia, nefrologia e servizi territoriali condividano obiettivi e strategie di follow-up, riducendo la frammentazione dell'assistenza e favorendo un'identificazione più precoce dei fattori di rischio.

«Alla prevenzione del diabete e dell'obesità deve affiancarsi una più forte e organica strategia di prevenzione cardiovascolare», afferma Daniela Sbrollini, senatrice e co-presidente dell'Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili. «La dimensione cardiometabolica deve diventare una componente strutturale delle politiche sanitarie».

Persistono disuguaglianze territoriali e sociali

Il rapporto mette in luce anche importanti differenze nella distribuzione della malattia. Tra gli over 45 la prevalenza media nazionale è del 10,3%, ma raggiunge il 12,9% nel Mezzogiorno, contro l'8,7% del Nord e il 9,7% del Centro. 

Le differenze emergono anche sul piano socioeconomico. Nella fascia d'età tra 45 e 64 anni il diabete interessa il 5,9% delle persone con un basso livello di istruzione, rispetto al 3,7% di chi possiede almeno un diploma. Tra gli over 65, i valori salgono rispettivamente al 21,8% e al 15,8%.

Liste d'attesa e organizzazione tra gli ostacoli principali

Accanto alla crescita della patologia, rimangono aperte diverse criticità organizzative. Secondo la ricerca Diabetes Monitor 2026, il 48% dei partecipanti indica tempi d'attesa e liste d'attesa come una delle principali barriere nell'accesso alle cure, mentre il 43% segnala difficoltà organizzative dei servizi.

Per questo il Report richiama la necessità di trasformare le evidenze raccolte in scelte concrete di politica sanitaria, favorendo l'accesso alle innovazioni terapeutiche e tecnologiche e rafforzando modelli di presa in carico in grado di rispondere alla crescente complessità della malattia.

Secondo Roberto Pella, deputato e co-presidente dell'Intergruppo parlamentare Obesità, Diabete e Malattie Croniche Non Trasmissibili, «accogliere e rendere concretamente accessibili le innovazioni terapeutiche e assistenziali significa rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di prevenire le complicanze, ridurre le disuguaglianze e garantire risposte appropriate lungo tutto il percorso di cura». 

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