
Tra circa due milioni di italiani colpiti da un disturbo psichico, di cui mezzo milione in trattamento attivo secondo uno studio condotto tra il 2004 ed il 2006 nei 707 centri di salute mentale della Penisola, “la diagnosi di psicosi riguarda il 29% dei pazienti (quasi 120 mila casi). Mentre i disturbi dell’umore e l’ansia, ritenuti un tempo problemi minori, raccolgono rispettivamente il 25% ed il 22% delle diagnosi”, dice.
La fascia d’età più colpita è quella dei giovani adulti tra 18 e 44 anni (42% del totale pazienti), e le donne in cura sono più degli uomini (57%). In particolare ansia e depressione colpiscono il sesso femminile quasi il doppio rispetto ai maschi. Oltre 3 mila strutture psichiatriche pubbliche e più di 30mila operatori, di cui 15 mila nei 707 centri di salute mentale (Csm) distribuiti sul territorio. Questi i numeri dell’assistenza psichiatrica in Italia, “mappata dall’indagine realizzata dal Centro studi e ricerche in psichiatria di Torino in collaborazione con la Sip. Nel dettaglio, accanto ai Csm lungo lo stivale operano 210 Dipartimenti di Salute mentale, 276 Servizi psichiatrici di diagnosi e cura ospedalieri, 23 Cliniche psichiatriche universitarie, 260 Day hospital, 835 Ambulatori territoriali-distrettuali, 514 centri diurni, 36 centri crisi, 1.045 strutture residenziali e 142 strutture di altra natura. Un’intera galassia di realtà che si sono sostituite ai 76 manicomi operativi nel 1978, con 78.538 malati ricoverati.
Complici stress e frustrazioni della vita metropolitana che incastra i cittadini in ingranaggi sempre più usuranti, i problemi di salute mentale più diffusi fra gli italiani del terzo millennio sono “la depressione, l’ansia, i disturbi della personalità, i problemi alimentari e quelli collegati all’uso e abuso di alcool e sostanze stupefacenti, nonché al controllo degli impulsi”, elenca Siracusano.



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