
UNA pioggia d' oro destinata a gonfiare anche i conti del 2010, visto che la domanda di vaccini pandemici - come ha ammesso l' Organizzazione mondiale per la Sanità - è e rimarrà per un paio d' anni almeno doppia rispetto alla capacità produttiva dei big della farmaceutica. I governi dei paesi più ricchi, nona caso, hanno messo le mani avanti da tempo, prenotando milioni di dosi (il costo è di circa 7,9 dollari l' una, lo stesso dell' anti-influenzale tradizionale) presso le aziende che stanno sviluppando i nuovi prodotti. L' inglese Glaxo ha venduto a 22 nazioni 440 milioni di confezioni del suo Pandemrix, con un incasso già arrivato a 3,5 miliardi di dollari, annunciando che sono in arrivo altri accordi da centinaia di milioni. Vendite da capogiro sono previste anche per il Celvapan della Baxter, per cui è arrivato il disco verde delle autorità nelle ultime settimane. La francese Sanofi ha in portafoglio ordini per 250 milioni dagli Stati Uniti ancora prima dell' ok al suo vaccino, cifra simile a quella che si è già messa in cassa l' australiana Csl. L' Oms stima che il giro d' affari complessivo per il vaccino contro l' H1N1 possa arrivare a quota 20 miliardi di dollari. A dettare le condizioni sul mercato, del resto, sono oggi i produttori: le forniture, visto il boom di richieste, arrivano con il contagocce. Il centro per il controllo delle malattie americano attendeva per fine ottobre una prima tranche di 40milioni di dosi. Ma nella migliore delle previsioni - ha ammesso - ne arriveranno 30 milioni. In attesa del vaccino specifico, privati e ospedali hanno fatto razzia in farmacia di Tamiflu.




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