
Secondo i ricercatori, infatti, valutando la quantità e l'integrità del Dna estratto dalle feci si potrebbe ottenere una diagnosi molto anticipata e soprattutto molto più realistica di quanto non si ottenga con l'esame del sangue occulto. È accertato, infatti, che la presenza del sangue non è continua ma intermittente, e che non tutti i tumori, soprattutto in fase iniziale, ne provocano una perdita e quindi possono essere rilevati dal test. Il nuovo test invece pesa e analizza il Dna delle cellule di esfoliazione del colon presenti nelle feci. Poiché l'esfoliazione avviene in maniera continua, questa metodica di biologia molecolare sembra in grado, secondo i risultati dei test preliminari, di identificare con altrettanta sensibilità i pazienti con il tumore ad uno stadio iniziale, evitando inoltre molti risultati falsamente positivi.
L'obiettivo, visti anche i costi contenuti del test, è quello di affiancare o addirittura sostituire le metodiche attualmente in uso, migliorando la qualità e l'accuratezza dei programmi di prevenzione oncologica per i tumori del colon-retto, che rappresentano una delle principali cause di mortalità neoplastica in tutti i Paesi occidentali. Il nuovo screening si effettua grazie a una macchina innovativa, il 'Rotor-Gene Q', una speciale 'bilancia' di cui si avvalgono i più sofisticati laboratori di biologia molecolare. Attraverso il metodo real-time PCR, si è in grado di amplificare e quantificare, simultaneamente, il Dna estratto per individuarne eventuali alterazioni genetiche.




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