
Una cinquantina di nuovi farmaci anticancro, oggi in sperimentazione, daranno un aiuto valido ai pazienti con tumore al colon in fase avanzata. Per chi invece, con un tumore localizzato, ha appena avuto un intervento chirurgico, gli attuali 'biologici' confermano il loro contributo positivo alla speranza di guarigione, e alcuni di essi con un bassissimo tasso di tossicità. E' ottimista Alberto Sobrero, primario di Oncologia Medica all'Ospedale San Martino di Genova, facendo il punto della situazione con i giornalisti al 33/o Congresso della Società Europea di Medicina Oncologica (ESMO) di Stoccolma. Un congresso dominato dagli studi sui nuovi anticorpi monoclonali, farmaci biologici costosissimi diretti contro i fattori di crescita cellulare che alimentano i vasi sanguigni del tumore (meccanismo dell'antiangiogenesi), il primo dei quali, bevacizumab, ha già dimostrato di poter aggiungere, in media, quasi due anni di vita ai malati, migliorando in modo significativo le possibilità di sopravvivenza. ''Non c'è una novità assoluta che viene fuori da questo congresso - afferma Sobrero - ma ne esce la conferma che siamo sulla strada di migliorare sempre di più, passo dopo passo, le possibilità di guarigione dal cancro''. L'oncologo genovese si mette dalla parte del paziente, del malato di cancro al colon-retto (500 mila nuovi casi l'anno in Europa, 30 mila in Italia dove ci sono circa 60 mila malati) e cerca di spiegargli la situazione, partendo da quello che si deve fare per prevenire la malattia.




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