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Fegato: terapie integrate contro i tumori

Gastroenterologia

Il carcinoma epatocellulare si associa alla cirrosi epatica nell’80-90% dei pazienti che vivono in Occidente e in Giappone; nella maggior parte dei casi si tratta di cirrosi post-epatitiche (da Hcv e Hbv), meno frequentemente di cirrosi alcoliche o secondarie a emocromatosi. L’epatocarcinoma è una patologia estremamente complessa, una sfida per medici e chirurghi epatologi, dalla diagnosi al trattamento. Il paziente epatopatico richiede una gestione clinica multispecialistica, che vede impegnati insieme epatologo, chirurgo, radiologo e oncologo indispensabile per ottenere efficaci risultati clinici. «L’epatocarcinoma - spiega Antonio Gasbarrini - presenta molte caratteristiche che possono suggerire l’efficacia di un programma di screening soprattutto nei soggetti cirrotici, che possono usufruire di strumenti diagnostici non invasivi a basso costo come il dosaggio della fetoproteina sierica e l’ecografia; sono possibili inoltre trattamenti curativi, che possono consentire un’eccellente sopravvivenza a lungo termine come i trattamenti percutanei di iniezione di etanolo e di termo ablazione, le resezioni chirurgiche e il trapianto di fegato. Per tale motivo i pazienti con epatopatia cronica - dice l’epatologo del Gemelli - devono essere sottoposti a programmi di sorveglianza ad intervalli semestrali». «L’individuazione precoce di un nodulo sospetto - continua Gasbarrini - consente di inviare il paziente a un processo di approfondimento diagnostico mediante metodiche radiologiche di secondo livello quali l’ecografia con mezzo di contrasto, la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, quest’ultima potenziata dai mezzi di contrasto epatospecifici, che consentono di effettuare un inquadramento clinico precisissimo».

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Per la gestione del paziente Hcc sono state standardizzate specifiche linee guida - come quella Bclc 2008 -; tali dati sono ben sintetizzati e razionalizzati in algoritmi. A seconda delle condizioni cliniche generali del paziente si decide il trattamento sempre più personalizzato: i pazienti con un nodulo di piccole dimensioni possono essere candidati alla resezione epatica o, in taluni casi, a trattamenti loco-regionali ablativi come l’alcolizzazione o la termoablazione; il paziente oncologico è deputato al trapianto di fegato purché le caratteristiche tumorali rientrino in criteri dimensionali predefiniti, già individuati dai ricercatori al fine di limitare i casi di recidiva tumorale e ottimizzare le risorse (i cosiddetti trapianti futili); mentre per le forme oncologiche più avanzate, che presentano già alla diagnosi dimensioni superiori ai limiti per il trapianto di fegato o un’invasione vascolare ed extra-epatica, si prendono in considerazione terapie antiblastiche per via arteriosa. La più comune è sicuramente la chemioembolizzazione, che consiste nell’iniezione in corso di angiografia epatica di un chemioterapico veicolato da mezzo di contrasto oleoso, direttamente nell’arteria afferente più vicina alla massa neoplastica.

Gastroenterologia
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