
"Lo strumento del registro è fondamentale - spiega Giovanni Lapadula, presidente del Gisea - non solo per comprendere meglio la realtà che abbiamo di fronte, ma per poter analizzare in modo più esatto l'impatto e l'appropriatezza della terapia. Il nostro sforzo è teso a verificare in che modo le misure terapeutiche instaurate precocemente hanno effetto e poi seguire nel tempo l'evoluzione dell'artrite precoce. In sostanza vogliamo dimostrare se veramente i farmaci biologici, impiegati nelle fasi iniziali, modificano l'evoluzione della malattia e consentono il reinserimento sociale del paziente". La ricerca avviata dal gruppo di lavoro, in questa prima fase - spiega ancora la nota - punta a una definizione più precisa dei risultati ottenuti attraverso il cambiamento del tipo di farmaco nella fase iniziale della malattia, alla valutazione dell'efficacia della terapia biologica nelle persone obese e allo studio dei profili di efficaci e sicurezza negli anziani over 65.
Questi tre temi principali sono stati individuati prioritariamente poiché rappresentano tre tipologie non sufficientemente sviluppate finora negli studi clinici. Altri studi attualmente in corso sono dedicati al profilo di efficacia dei farmaci biologici nelle artriti sieronegative non reumatoidi e all'applicazione delle linee guida.
L'artrite va aggredita prima che si manifesti il danno permanente alle articolazioni. Oggi sono finalmente disponibili nuovi test su sangue e nuovi farmaci. La strategia contro una delle malattie più invalidanti cambia radicalmente e punta alla diagnosi precoce. In tutto il mondo si chiama 'Early Arthritis', artrite iniziale, il nuovo bersaglio dei reumatologi, che diventa anche un traguardo e insieme una nuova sfida proposta anche ai medici di famiglia perché venga condivisa con gli specialisti.
Fonte: AdnKronos



Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.