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Tumore alla prostata: 13 associazioni chiedono lo stop alla campagna del ministero

Oncologia

Questo il testo del comunicato, redatto in forma di lettera aperta ai due ministeri.

 

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 Le sottoscritte organizzazioni e associazioni scientifiche, pur comprendendo la tensione positiva alla promozione della cultura per l'autotutela della salute maschile, chiedono la sospensione della campagna di sensibilizzazione per la prevenzione del tumore della prostata, promossa dai ministeri delle Pari opportunità e della Salute, perché tale iniziativa non può produrre altro risultato che un aumento inappropriato del ricorso a test per la diagnosi precoce in soggetti privi di sintomi. Poiché alla stato attuale delle conoscenze non esistono interventi di prevenzione primaria del tumore alla prostata, una propaganda al pubblico nei termini in cui è condotta, è discutibile scientificamente ed eticamente;  può danneggiare – fisicamente e in termini di qualità della vita – più persone di quante non ne possano beneficiare; è, infine, inopportuna, in un periodo in cui ai cittadini e ai medici si chiede rigore.

Infatti, dopo anni di incertezze scientifiche sullo screening per i tumori alla prostata,  due grandi studi controllati pubblicati nel marzo 2009 sul New England Journal of Medicine, hanno infine documentato che i danni di questo screening possono essere maggiori dei benefici. Anche negli U.S.A., dove lo screening è stato molto diffuso, persino i più determinati fautori hanno rivisto le loro posizioni invitando alla prudenza.

 

Lo screening del tumore prostatico (che è un intervento di diagnosi precoce e non di prevenzione primaria) non è paragonabile a quello mammografico né tanto meno a quello della cervice uterina, ed è ammissibile solo a seguito di una decisione presa sulla base di un colloquio personale tra medico e paziente, con una corretta informazione sui possibili benefici e sui possibili danni in cui può incorrere chi vi si sottopone. La ricerca di tumori prostatici espone infatti ad un rischio finora ineliminabile di trovare tumori “silenti”, cioè non destinati a dare alcun segno di sé, e che sono molto più comuni di quelli aggressivi e ad evoluzione prognostica peggiore. Il trattamento che fa seguito alla diagnosi non offre in tali casi nessun beneficio, mentre espone la persona ad un elevato rischio di impotenza sessuale e incontinenza urinaria, oltre a quello operatorio.

Da un punto di vista di sanità pubblica, perciò, vi è unanime consenso internazionale sulla inopportunità e dannosità di promuovere l'uso di qualsiasi test in persone che non abbiano sintomi. Mentre è questo purtroppo l'unico risultato prevedibile delle campagna in atto.

Le sottoscritte organizzazioni suggeriscono, oltre alla sospensione della campagna così come formulata, l'adozione sistematica di un metodo di consultazione di operatori (medici di famiglia, epidemiologi, specialisti, esperti di sanità pubblica), di rappresentanti dei cittadini) e degli organi tecnici del Servizio sanitario implicati, sia a livello centrale (Sistema nazionale linee guida, Osservatorio screening eccetera) sia a livello regionale..

Oncologia
Commenti
AP
Angelo Pangia
non sono molto d'accordo con le conclusioni a cui si è giunti.A mio avviso il PSA ha la sua importanza e se nel medico di MMG si fa strada questo concetto espresso dalla collega qui sotto finiremo come è nella mia esperienza di internista di vedere molti pazienti con PSA sui 900 e" bacino congelato ". La campagna srà sbagliata non lo metto in dubbio pero attenti a non farci idee sbagliate Angelo Pangia
Rispondi
23/06/2010 16:11
AS
Anna Santarelli
Non sarà semplice da parte di un medico di medicina generale come me convincere i pazienti che il PSA non è importante ma anzi dannoso in soggetti asintomatici! Importante, quindi, oltre alla sospensione della campagna di prevenzione anche una rettifica e la spiegazione delle motivazioni. Anna Santarelli (MMG)
Rispondi
23/06/2010 08:40

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