
La caccia al segreto di una lunga vita in salute è avvenuta su un chip, che ha analizzato simultaneamente le caratteristiche genetiche di mille americani di età compresa fra 95 e 119 anni e le ha confrontate con quelle di mille persone utilizzate come controllo. ''E' ancora da valutare - osserva Puca - se gli stessi risultati sono applicabili a popolazioni diverse da quella italiana'', ma quello che è fondamentale è nel Dna dei centenari esistono variazioni legate alla longevità e alla suscettibilità ad alcune malattie tipiche dell'invecchiamento. Sono 150 le varianti genetiche (polimorfismi) di questo tipo finora identificate e il modo con cui si combinano tra loro ha permesso di individuare 19 firme genetiche della longevità comuni al 90% dei centenari studiati. ''Alcuni di questi profili genetici - spiega Puca - definiscono il modo in cui si arriva a cento anni, altri riguardano invece la presenza o l'assenza di malattie''. Secondo Paola Sebastiani la nuova tecnica ''può essere applicata ad altri tratti genetici complessi, come quelli legati a malattie cardiovascolari, diabete, Alzheimer e Parkinson''. Perls vede nelle firme genetiche ''un nuovo passo verso la genomica personalizzata e la medicina predittiva'' e ritiene che ''questo metodo di analisi potrà dimostrarsi utile nella prevenzione e nello screening di molte malattie''. Tuttavia i ricercatori sono prudenti: ''prima di mettere in commercio questo test sarà necessario comprendere le implicazioni dell'uso di questo modello nella popolazione generale''. Oltre ai 19 profili genetici è stato individuato un gruppo anomalo, pari al 45% dei più anziani (oltre 110 anni), ''che non collima con nessun profilo genetico e nel quale c'è una forte componente ereditaria''. Per saperne di più, secondo Puca, si potrebbe ricorrere al sequenziamento del Dna, ma questo sarà in ogni caso un passo successivo.

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