
Ogni passaggio di questa complessa catena è un potenziale (e finora inesplorato) bersaglio farmacologico per la retinite pigmentosa, sottolineano gli autori, convinti che questo studio pilota possa aprire nuove prospettive di trattamento per la retinite killer della vista. Un altro risultato messo a segno dal gruppo di cervelli italiani riguarda la via di somministrazione del farmaco, basata sull'impiego di nanoparticelle lipidiche usate sotto forma di colliri: una modalità decisamente meno invasiva, precisano gli studiosi, rispetto alle iniezioni intraoculari utilizzate in genere contro le malattie degli occhi. Le gocce oculari 'armate' con la molecola inibitrice sono state somministrate a topi che riproducevano in modo fedele la retinite pigmentosa umana, andando incontro a una progressiva degenerazione della retina.



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