
In Italia ogni anno si censiscono 28 mila nuovi casi d'infezioni ossee, provenienti da traumi ossei o di provenienza da complicanze di altre patologie, una delle prime il diabete. La Sicilia ha una considerevole percentuale d'infezioni di natura ortopedica, causate da infortuni sul lavoro, da esiti da trattamenti chirurgici in traumatologia, e da degenerazioni da piede diabetico. Il Progetto Aracne, in particolare, propone di costruire una rete di esperti nel trattamento delle complessità ortopediche che minacciano di evolversi o si sono evolute in infezioni ossee ed articolari e piede diabetico, adoperando esperienze e competenze specifiche sia territoriali sia dei centri d'eccellenza Codivilla Putti di Cortina e Santa Corona di Pietra Ligure. L'obiettivo, in una sua fase successiva, mira pure alla creazione di protocolli comportamentali destinati in primo luogo alla prevenzione per evitare lunghi decorsi di cure, esiti estremamente invalidanti e costi socio economici elevatissimi. "La prevenzione e la formazione sono il primo strumento utile ed efficace per patologie come questa - afferma il presidente nazionale dell'Anio Girolamo Calsabianca -. In dieci anni abbiamo costruito una rete di assistenza e di reale sostegno, ma come ogni organizzazione di volontariato, nata a difesa di un diritto, quest'ultima deve dare un sostegno e rappresentare le esigenze, ma deve anche proporre delle soluzioni sostenibili. Aracne è la nostra proposta, e l'Inail Sicilia è stata la prima a sposare e a promuovere questo ambizioso progetto, cui si è unito con grande disponibilità fattiva l'assessorato alla Salute, contribuendo per tutto quanto concerne la formazione del personale sanitario, in armonia con i centri altamente specializzati che curano le infezioni ossee (Ospedali Codivilla Putti e Santa Corona ) che da anni cooperano con Anio". "La collaborazione con Anio alla formulazione del progetto Aracne nasce dall'osservazione quotidiana, presso gli ambulatori dell'istituto, dei troppi lavoratori infortunati affetti da lesioni ortopediche complesse - riferisce il sovrintendente medico regionale dell'Inail, Giovanna Maira -, il cui iter terapeutico si prolunga anche per diversi anni, come conseguenza dell'instaurarsi della complicanza osteomielitica. Tutto questo è causa per l'infortunato, nella maggioranza dei casi, della perdita del posto di lavoro e dell'impossibilità a ricollocarsi utilmente sul mercato lavorativo.



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