Monta la protesta contro i certificati online. E questa volta a scendere in campo non sono i medici di base bensì i colleghi dei pronto soccorso: la legge Brunetta, entrata in vigore dal febbraio scorso, sull’argomento è chiara. Gli ospedali, insieme ai medici di famiglia sono tenuti a farli. Ma, mentre questi ultimi, stando anche ai dati che periodicamente diffonde l’Inps sono in crescita, i medici dei pronto soccorso non ne vogliono sapere. E non è certo un boicottaggio o uno sciopero individuale: fare anche queste pratiche – dicono dagli ospedali – significa perdere tempo e in un’emergenza ciò non è consentito con i pazienti che attendono risposte tempestive. Il risultato?
Chi ha bisogno di un certificato va dal medico di base. Un coro unanime, dunque, si solleva dai nosocomi italiani, anzi, i responsabili dei servizi di alcune strutture milanesi hanno sottoscritto una lettera inviata all’Asl, in cui sostanzialmente si chiede di non dover far fronte a questa incombenza e di non essere penalizzati con sanzioni. La richiesta è firmata dai dirigenti del Policlinico, Fatebenefratelli, San Paolo, San Carlo, Sacco, Niguarda. Con loro anche il San Raffaele e l’Humanitas, ovvero due importanti centri privati convenzionati. Insomma il rischio che si scateni una battaglia tra medici, da un lato il pronto soccorso e dall’altro gli studi di famiglia, c’è ed è evidente. Come ormai si sa i certificati online sono da mesi al centro delle contestazioni anche dei medici di famiglia che tuttavia non vedono di buon occhio la protesta dei colleghi dei pronto soccorso, come ha detto recentemente Carlo Alberto Rossi, il responsabile per la Lombardia dello Snami, uno dei sindacati dei medici di famiglia: “Anche i pronto soccorso devono fare la loro parte. E poi si battano con noi per chiedere all’Asl che gli ambulatori di continuità assistenziale, sono nove in tutta Milano, siano meglio pubblicizzati e più coinvolti nella compilazione dei certificati di malattia”. Insomma un faccia a faccia medico di base contro medico ospedaliero che rischia di gettare una luce fosca sull’opinione che hanno gl’italiani sui professionisti: già, perché il 76% degli italiani dichiara infatti di fidarsi del proprio "medico di famiglia", secondo la ricerca di Nextplora per l'Osservatorio Sanità istituito da UniSalute.E il 64% del campione afferma di avere fiducia negli ospedali pubblici e addirittura una considerevole fetta (34%) dichiara in maniera categorica che le strutture pubbliche sono sempre migliori di quelle private.
Un articolo di grande interesse può essere di particolare utilità ai vostri amici, ai vostri colleghi. E allora perché non condividerlo con loro? Sicuramente trarrebbero un grande vantaggio dal poter essere aggiornati – come lo siete voi grazie a Dottnet – su tutto ciò che accadde nel mondo della sanità della ricerca, della politica. E, una volta condivise con loro le notizie che ritenete interessanti, il bagaglio di conoscenze di ognuno ne risulterà sicuramente accresciuto. A vantaggio di tutti, anche per i vostri pazienti. DottNet offre, così, agli iscritti la possibilità di condividere e di scambiare gli articoli e le informazioni con i propri colleghi, sia con coloro che fanno parte della community sia con quelli che fanno parte della vita professionale. In maniera semplice, veloce e intuitiva DottNet può, dunque, trasformarsi in una sorta di grande piazza telematica a disposizione di tutti con l’obiettivo di far socializzare e condividere nozioni e best practice.
Inoltra e condividi con i tuoi amici e colleghi questo articolo:
per farlo leggi le informazioni cliccando qui
Oppure segui le semplici istruzioni cliccando qui
"Chiediamo il sostegno del Presidente Mattarella, per richiamare la cittadinanza. Sarebbe paradossale che le organizzazioni sindacali dovessero trovarsi a ragionare su un possibile sciopero contro i cittadini nella veste di pazienti"
"Per molti presidenti di Regione i medici di medicina generale dovrebbero diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale". "Mancano 4500 medici e 10mila infermieri"
Rea (Simg Lazio): “Tra le principali esigenze, è fondamentale l’inserimento di personale infermieristico e amministrativo. Come le farmacie dei servizi ricevono investimenti anche la Medicina Generale può moltiplicare le sue funzioni”
Questo codice, attualmente in vigore, limita fortemente la possibilità di dar seguito a uno sciopero vero ed efficace, ostacolando di fatto qualsiasi iniziativa
"Chiediamo il sostegno del Presidente Mattarella, per richiamare la cittadinanza. Sarebbe paradossale che le organizzazioni sindacali dovessero trovarsi a ragionare su un possibile sciopero contro i cittadini nella veste di pazienti"
"Per molti presidenti di Regione i medici di medicina generale dovrebbero diventare dipendenti del Servizio sanitario nazionale". "Mancano 4500 medici e 10mila infermieri"
Rea (Simg Lazio): “Tra le principali esigenze, è fondamentale l’inserimento di personale infermieristico e amministrativo. Come le farmacie dei servizi ricevono investimenti anche la Medicina Generale può moltiplicare le sue funzioni”
Questo codice, attualmente in vigore, limita fortemente la possibilità di dar seguito a uno sciopero vero ed efficace, ostacolando di fatto qualsiasi iniziativa
Commenti