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Farmacie, sparisce il termine dietetico dagli alimenti

Farmacia

 Per un mercato di nicchia, ma ad alto valore aggiunto che vale in Europa 24 miliardi di euro e in Italia muove un fatturato di circa 1,5 miliardi di euro tra multinazionali del cibo per l'infanzia e Pmi, in crescita del 4% l'anno, ''arriva una vera e propria deregolamentazione - lamenta l'Associazione europea dei prodotti dietetici, l'Idace, con imprese associate da 18 Paesi - che mette a rischio i consumatori piu' vulnerabili, i lattanti cioe', insieme agli obesi, gli allergici, gli intolleranti, fino agli sportivi, che finora sono stati protetti dalla direttiva in vigore per piu' di 35 anni''. Nulla cambiera' per i pazienti ospedalizzati da alimentare con sondino e per gli alimenti dei neonati e dei bimbi fino a tre anni, dal latte in polvere, agli omogeneizzati, le pastine, fino alle baby-pietanze gia' pronte, tanto in voga all'estero. L'Unione Europea vorrebbe tuttavia mettere nel cestone dei 'generici' il cibo per chi soffre di allergie e intolleranze, i concentrati per chi fa sport e chi si scatena in prove agonistiche nel fine settimana, e gli alimenti sostitutivi dei pasti, come le barrette. La legislazione vigente (Dl 111 del 27 gennaio 1992 che attua la direttiva Cee 89/398 sui prodotti alimentari destinati a regimi dietetici particolari) ''e' basata - sottolinea la responsabile del settore Dietetici dell'Aiipa (associazione italiana Industrie Prodotti Alimentari) Anna Paonessa - su un normativa basata su valutazioni scientifiche, con controlli mirati sia sull'etichetta che sul prodotto del nostro ministero della Salute.

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Per le imprese il problema non e' tanto togliere il termine 'dietetici', forse abusato da altri produttori, ma togliere le regole, tantopiu' per prodotti destinati a target di consumatori molto consapevoli. Bruxelles sembra dimenticare che in 30 anni sono stati tutelati i piu' vulnerabili, e che dei 24 miliardi di giro d'affari, 1,2 miliardi viene investito in innovazione. E questa revisione danneggia anche la ricerca sulla qualita' organolettiche che e' importante, anche per soddisfare il gusto degli italiani''. La proposta della Commissione Ue, in un iter di almeno 18-24 mesi, deve ora passare al Parlamento europeo per poi essere posta al vaglio degli Stati Membri con parere, per quanto riguarda l'Italia, dei ministeri della Salute e di quello dello sviluppo economico, sentite le parti interessate. ''Non c'e' alcuna giustificazione - conclude il presidente di Idace Ferdinand Haschke - per smantellare la legislazione esistente. La normativa generale, da sola, non può garantire sicurezza e protezione della salute di gruppi di popolazione vulnerabili e fragili''
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