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900 mila italiani con epatite B ma solo 2% si cura

Gastroenterologia

La costante diminuzione dei casi d'infezione - a trasmissione sessuale o legata a contatti con sangue o saliva di persone infette - si è fermata, secondo gli esperti, anche a causa dei flussi migratori, con l'arrivo nel nostro Paese di immigrati provenienti da aree dove la malattia è ancora presente. Ma non mancano i casi di adulti con 'vecchie' infezioni, precedenti all'introduzione del vaccino.
"L'epatite cronica B - afferma Mario Rizzetto, professore di Gastroenterologia e direttore della divisione di gastroepatologia dell'ospedale Molinette, università di Torino - è ampiamente sottovalutata". Sui 900 mila casi stimati si cura appena il 2%. La maggioranza, dunque, non sa di avere l'infezione. "E noi - spiega l'esperto - non sappiamo quanti malati abbiano effettivamente bisogno di cure. Possiamo stimare che il 50% delle persone che hanno contratto il virus, potrebbe beneficiare delle cure attuali, molto avanzate e in grado di tenere sotto controllo il virus. L'altro 50%, invece, potrebbe essere solo portatore sano della malattia".
L'epatite B, infatti, si può curare ma non eliminare e, oggi, i medici hanno a disposizione farmaci per terapie mirate (come la telbivudina), efficaci e che possono essere, anche grazie al numero maggiore di terapie disponibili, protratte nel tempo variando i medicinali.

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E le cure possono essere utili anche per i cosiddetti 'portatori sani'. "In alcuni casi - spiega Antonio Craxì, professore di gastroenterologia e direttore dell'unità operativa di Gastroenterologia dell'università di Palermo - il virus può essere dormiente, ma ha ancora 'il motore acceso', che può riattivarsi in alcuni momenti della vita. Anche in questi casi le terapie possono essere molto utili. Per questo è necessario individuare le persone che hanno avuto contratto il virus".
"L'idea dello studio Icerberg - aggiunge Rizzetto - nasce dalla necessità di far emergere e di acquisire maggiori conoscenze sul sommerso dell'epatite cronica B anche nel nostro Paese, contribuendo attraverso l'utilizzo di una metodica diagnostica non invasiva, l'elastografia epatica, a individuare i portatori asintomatici di HBsAg con una malattia del fegato latente e che pertanto necessitano di un'adeguata terapia". Lo studio si propone di valutare la prevalenza e l'incidenza di malattie epatiche in una popolazione di circa 950 portatori asintomatici di HBsAg, non sottoposti a terapia, che saranno osservati con un follow-up fino a 5 anni.
 

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