
La costante diminuzione dei casi d'infezione - a trasmissione sessuale o legata a contatti con sangue o saliva di persone infette - si è fermata, secondo gli esperti, anche a causa dei flussi migratori, con l'arrivo nel nostro Paese di immigrati provenienti da aree dove la malattia è ancora presente. Ma non mancano i casi di adulti con 'vecchie' infezioni, precedenti all'introduzione del vaccino.
"L'epatite cronica B - afferma Mario Rizzetto, professore di Gastroenterologia e direttore della divisione di gastroepatologia dell'ospedale Molinette, università di Torino - è ampiamente sottovalutata". Sui 900 mila casi stimati si cura appena il 2%. La maggioranza, dunque, non sa di avere l'infezione. "E noi - spiega l'esperto - non sappiamo quanti malati abbiano effettivamente bisogno di cure. Possiamo stimare che il 50% delle persone che hanno contratto il virus, potrebbe beneficiare delle cure attuali, molto avanzate e in grado di tenere sotto controllo il virus. L'altro 50%, invece, potrebbe essere solo portatore sano della malattia".
L'epatite B, infatti, si può curare ma non eliminare e, oggi, i medici hanno a disposizione farmaci per terapie mirate (come la telbivudina), efficaci e che possono essere, anche grazie al numero maggiore di terapie disponibili, protratte nel tempo variando i medicinali.



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