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Cresce il carico degli Mmg. Troppe terapie diventano controproducenti. E il paziente viene dimenticato: il ruolo del medico di base

Medicina Generale

Pillole su pillole e poi i controlli quotidiani di glicemia e pressione, i ripetuti esami del sangue per vedere se i valori sono a posto e puntualmente qualcosa non e' nella norma e quindi giu' altre pillole e altri test: cosi' un malato cronico, una persona con rischio cardiovascolare o un diabetico, perde ore e ore della propria giornata cercando disperatamente di raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle linee guida per rientrare nei parametri normali, un carico di lavoro enorme che il paziente, specie se anziano, non ce la fa a sopportare. E' a tinte fosche la scena descritta in un'intervista da Victor Montori della Mayo Clinic di Rochester: le terapie invece di far bene nuocciono alla salute; cure fatte male, affetti avversi dei farmaci e la qualita' di vita del paziente diminuisce, la sua aspettativa di vita, che dovrebbe migliorare con le cure, non si sposta di una virgola. Montori, che ha appena pubblicato un illuminate editoriale sulla rivista 'Australian Prescriber', si chiede: ''trattiamo i valori (del sangue - NdR) o i pazienti? L'obiettivo dei medici e' oggi sempre piu' quello di portare i propri pazienti a rientrare entro certi parametri ma spesso a cio' non corrisponde alcun beneficio per il paziente stesso. Le malattie croniche come ipertensione e diabete sono il male del secolo, spiega Montori, ma le strategie sviluppate per tenerle sotto controllo sono divenute un fardello per i pazienti e possono portare a abbandono delle terapie, spreco di soldi, scarsi risultati in termini di salute. ''Serve una medicina che dia il minimo disagio al paziente, che disegni i regimi terapeutici in modo personalizzato'' e semplificato, dichiara Montori, anche a costo di non rientrare precisamente nei valori normali, perche' spesso ''fare troppo significa ottenere meno''. E poi c'e' un altro problema, spiega: se oggi le linee guida impongono come obiettivo la normalizzazione dei parametri, quando questi, come spesso avviene, vengono cambiati, il numero di pazienti da trattare aumenta ma il beneficio reale in termine di salute non e' garantito, il rischio invece e' di dare farmaci a persone che non ne hanno bisogno davvero. Curare una malattia cronica e' come un secondo lavoro: ''abbiamo stimato che il tempo che un paziente diabetico dovrebbe spendere per fare le cose che noi medici gli chiediamo - dichiara Montori - e' pari a qualcosa come 2 ore e 20 minuti al giorno'', una follia per persone che lavorano, che hanno dei figli da gestire. Il risultato e' che i pazienti si arrendono e non prendono le terapie come dovrebbero, dimenticano di assumere i farmaci, si ingenerano anche sensi di colpa, ansia e frustrazione.  Curare chi non ne ha bisogno: se cambiano i parametri di riferimento, ad esempio si abbassano i valori normali di pressione del sangue o di colesterolo, e' chiaro che cresce il numero di ipertesi e di persone col colesterolo alto che poi immancabilmente entrano in terapia. ''Le definizioni di malattia sono cambiate negli ultimi 20 anni - spiega - facendo crescere il numero di persone candidate per cure aggressive anche farmacologiche. Questo ha fatto si' che molte persone a basso rischio hanno cominciato a fare trattamenti intensivi che e' anche uno spreco di risorse; e' come scontare del 20% qualcosa che costa 10 centesimi vs lo stesso sconto su un prodotto che costa 100 dollari. Quest'ultimo sconto porta a un risparmio considerevole mentre lo sconto sui 10 centesimi ha poco senso. Trattare persone a basso rischio e' come ottenere uno sconto su un prodotto da 10 centesimi. Le cure - aggiunge - non sono ne' economiche ne' sicure, troppe persone perdono troppo tempo e soldi per fare visite, esami, comprare farmaci, hanno effetti collaterali dalle terapie, senza un riscontro in termini di guadagno di salute''. I pazienti non sono numeri ma persone, e a volte troppe cure significano meno risultati per loro, conclude Montori.

Medicina Generale
Commenti
ES
Ercole De Santis
Oggi ho visitato per l'ennesima volta la signora Asunta, affeta da malattia del motonrurone, colpita da grave stipsi, con un probabile fecaloma, intrasportabile, con un emidiaframma sollevato per la malattia di base e ulteriormente sollevato dal meteorismo, con ulteriore aggravio dei sintomi respiratori e della dispnea che la povera Assunta di solito ha. Poi ho ascoltato al telefono la triquotidiana (sabato e domenica compresi) telefoonata della signora Annamaria, diabetica, probabile alcolista, depressa, con iniziale Parkinson, lesione bilaterale grave della cuffia dei rotatori, ernie discali multiple lombari, ipertensione "ballerina" e tanta solitudine, imbottita di medicinali che sto cercando di diminuirle e un'ernia iatale con un reflusso che le da tosse giorno e notte senza rimedio (e chi la opera in queste condizioni? E ci la biasima se si fa un goccetto di troppo per ovviar e ad una solitudine quasi senza rimedio?) Ecco, sono situazioni senza uscita, che non potrò mai risolvere... Ma parlare con loro, visitarle, anche se scocciante e frustrante perché non trovo rimedi possibili, è il mio mestiere. Fare certificati on line anche per un solo giorno quando nei paesi più civili basta l'autocertificazione da parte del paziente, e (forse, un giorno) ricette on line complicate e lunghe da scrivere, non fa più parte del mio mestiere. E nessuno di coloro che dovrebbero rappresentarci è riuscito a fare alcunché per ovviare a questi inutili carichi che fanno bene solo a Brinetta e ai suoi amichetti atualmente commissariati (ma nessuno sui giornali lo dice....). Spreco di risorse umane e di professionalità: ecco come si chiama tutto questo. Ma noi non riusciremo mai ad andare in televisione per un faccia a faccia con Brunetta.... a nostro rischio, perché da un culo può uscire una scoreggia puzzolente e marcia!
Rispondi
26/09/2011 18:56
ES
Ercole De Santis
Oggi ho visitato per l'ennesima volta la signora Asunta, affeta da malattia del motonrurone, colpita da grave stipsi, con un probabile fecaloma, intrasportabile, con un emidiaframma sollevato per la malattia di base e ulteriormente sollevato dal meteorismo, con ulteriore aggravio dei sintomi respiratori e della dispnea che la povera Assunta di solito ha. Poi ho ascoltato al telefono la triquotidiana (sabato e domenica compresi) telefoonata della signora Annamaria, diabetica, probabile alcolista, depressa, con iniziale Parkinson, lesione bilaterale grave della cuffia dei rotatori, ernie discali multiple lombari, ipertensione "ballerina" e tanta solitudine, imbottita di medicinali che sto cercando di diminuirle e un'ernia iatale con un reflusso che le da tosse giorno e notte senza rimedio (e chi la opera in queste condizioni? E ci la biasima se si fa un goccetto di troppo per ovviar e ad una solitudine quasi senza rimedio?) Ecco, sono situazioni senza uscita, che non potrò mai risolvere... Ma parlare con loro, visitarle, anche se scocciante e frustrante perché non trovo rimedi possibili, è il mio mestiere. Fare certificati on line anche per un solo giorno quando nei paesi più civili basta l'autocertificazione da parte del paziente, e (forse, un giorno) ricette on line complicate e lunghe da scrivere, non fa più parte del mio mestiere. E nessuno di coloro che dovrebbero rappresentarci è riuscito a fare alcunché per ovviare a questi inutili carichi che fanno bene solo a Brinetta e ai suoi amichetti atualmente commissariati (ma nessuno sui giornali lo dice....). Spreco di risorse umane e di professionalità: ecco come si chiama tutto questo. Ma noi non riusciremo mai ad andare in televisione per un faccia a faccia con Brunetta.... a nostro rischio, perché da un culo può uscire una scoreggia puzzolente e marcia!
Rispondi
26/09/2011 18:56
UR
Umile Ritacco
Nella sanità bisogna mandare a casa i burocrati, capi servizi, e tutti gli altri che non producono o meglio che producono sprechi. Chi controlla dove vanno a finire i soldi che mancano sempre e solo quando devono pagare i medici di base e quando bisogna fare qualcosa per i cittadini?
Rispondi
24/09/2011 12:23
VP
VITTORIO PRINCIPE
Ciao a tutti! Dico solo una cosa: le statistiche dicono che nei prossimi anni ci saranno sempre meno medici e cresce il burn-out: ebbene, questa è una delle motivazioni per cui fare il MMG attira sempre di meno! Negli ultimi anni non è stato fatto nulla per rendere la professione più attraente e creativa. Il potere decisionale del MMG si è ridotto quasi a zero e invece si sono centuplicati stress, contenziosi con i pazienti etc.; conoscenti e parenti mi dicono sempre "ma il medico è una missione"...certo che sì, ma quando PUOI FARE IL MEDICO e non il burocrate-lacchè-schiavetto-personaggiodaincastrare! Ogni volta che si parla di "riorganizzazione della medicina del territorio" tremo e ho notti insonni perchè potrebbe significare ulteriore carico di lavoro, aumento di mansioni per pazienti cronici semidisperati, ulteriori contenziosi, in sintesi il peggioramento. Non riesco proprio a capire a chi giovi e a cosa serva trattare il MMG in questo modo! E in ultimo sono a rischio anche le pensioni!!!!!!Con rammarico, buona giornata!
Rispondi
23/09/2011 09:21

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