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Convegno 1/ Un test genetico per le cure dopo l'asportazione del tumore al polmone

Convegno 1/ Un test genetico per le cure dopo l'asportazione del tumore al polmone
Medicina Generale

Lo studio è stato presentato a Ginevra al congresso della società europea di oncologia medica da Guido Natoli, oncologo all'ospedale S. Andrea dell'Università La Sapienza di Roma. I tre geni inclusi nel test molecolare sono il gene LCK che è un indicatore di attività immunitaria anticancro, il DUSP-6 che regola un segnale molecolare per la diffusione del tumore e l'ERCC1 che è un marker di andamento della malattia. Il test, ha spiegato Natoli, si applica per tumori al polmone (non microcitomi) e va a ricercare la presenza contemporanea di tre firme genetiche che possono dare informazioni non solo per una maggiore probabilità di ricaduta della malattia ma anche ad una eventuale maggiore o minore sensibilità ad alcuni trattamenti farmacologici. ''In particolare - ha spiegato il ricercatore - dei tre geni individuati dal test (può essere effettuato tramite la tecnica della Pcr) due sono associati alla sensibilità di farmaci chemioterapici e possono orientare i medici ad utilizzare o meno alcune cure. Si tratta di studi preliminari - ha precisato Natoli che lavora al dipartimento di oncologia diretto dal professor Paolo Marchetti - che possono aiutare gli oncologi a classificare i tipi di tumore dopo l'intervento chirurgico a basso o alto rischio molecolare di diffusione oltre gli indicatori già noti''. Con 1,3 milioni di nuovi casi l'anno, il cancro del polmone è universalmente riconosciuto tra le principali malattie letali, in Europa e nel resto del mondo. Nel corso dell'ultimo decennio si è in effetti visto un generale calo nel numero dei decessi dovuti a questo tipo di cancro nella popolazione maschile. Viceversa lo stesso dato ha subito un costante aumento tra le donne, fatto riconducibile principalmente a una maggiore diffusione del fumo. ''Recentemente - ha commentato Rafael Rosell, co-presidente del comitato scientifico - abbiamo assistito a importanti progressi che ci hanno permesso di migliorare i trattamenti preventivi, la qualità di vita, nonchè di sviluppare trattamenti maggiormente efficaci, soprattutto quando realizzati come combinazione di più strategie''.

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Medicina Generale
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Esami del sangue, il digiuno potrebbe non essere necessario per tutti gli analiti

Teresa Brusco · 13/10/2026 15:11
Il digiuno prima del prelievo viene spesso richiesto come misura standard per ridurre la variabilità preanalitica, ma non tutti gli esami sembrano risentirne in modo clinicamente significativo. Un ampio studio condotto su 101.148 pazienti adulti, mostra che la durata del digiuno ha superato le soglie di rilevanza analitica per un numero limitato di parametri. Le differenze confermate nei confronti all’interno dello stesso paziente hanno riguardato 10 analiti, tra cui glucosio, trigliceridi, γ-glutamil transferasi e lipasi.
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