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I ginecologi confermano lo sciopero. Troppi cesarei in Italia, interviene il ministro

Ginecologia

Tuttavia, affermano, ''la disponibilita' del ministro non puo' essere considerata un elemento sufficiente e risolutivo per poter farci recedere dalla nostra ferma intenzione di proclamare lo sciopero per il 12 febbraio. Ad oggi - rilevano - nessun partito nei propri programmi elettorali ha preso in considerazione le criticita' del contenzioso medico legale da noi sollevate''.   Le organizzazioni mediche hanno inoltre consegnato al ministro un documento con motivazioni della protesta e le richieste: rivisitazione del contenzioso medico legale, la messa in sicurezza dei punti nascita, l'obbligatorieta' da parte delle aziende sanitarie di assicurarsi.  Il ministro, affermano i ginecologi, ''ci ha proposto di compiere insieme un percorso di collaborazione finalizzato alla stesura del Decreto attuativo previsto dalla legge Balduzzi, apportando miglioramenti che possano renderlo piu' incisivo riguardo alle problematiche sollevate. Restiamo ora in attesa - concludono - che alle parole del ministro seguano i fatti e che le forze politiche diano dei segnali di interesse. La protesta continua''. 

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'Posizione anomala del feto'. E' questa la principale condizione che rende necessario un parto cesareo e che si verifica, in media, nell'8% delle gestanti. Ma se tale percentuale schizza, in alcune regioni, ad oltre il 50%, allora sorge il ''sospetto'' di un utilizzo ''opportunistico'' dell'intervento, che prevede una maggiore tariffa di rimborso per le strutture rispetto al parto naturale. E' partendo da tale considerazione che il ministero della Salute ha avviato un'indagine nazionale per verificare proprio l'appropriatezza del ricorso al cesareo. Risultato: su circa 150mila primi cesarei l'anno in Italia (il 29% del totale dei parti, pari a circa mezzo milione), il 43% - quasi 1 su 2 - e' ingiustificato.   Un fenomeno che interessa, in particolare, la Campania, ma anche Lazio, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia. Il ministero ha quindi attivato un controllo campionario sulle schede di dimissione ospedaliera (Sdo) per primo parto cesareo con diagnosi di posizione anomala del feto, per verificare se le informazioni contenute nelle Sdo corrispondessero alla documentazione in cartella clinica. Il campione e' stato di 3.273 cartelle distribuite in 78 strutture ospedaliere pubbliche e private accreditate. Le cartelle sono state acquisite dai Nas. Ad oggi sono state esaminate 1.117 cartelle, da 32 strutture di 19 regioni. Il dato che emerge, appunto, e' che nel 43% delle cartelle esaminate ''e' rilevata una non corrispondenza con le informazioni nella Sdo''. A chiarire la situazione e' lo stesso ministro Renato Balduzzi: ''I dati sono molto preoccupanti - ha sottolineato presentando l'indagine - e ci vuole un intervento ulteriore. Ci sono comportamenti opportunistici su cui bisogna intervenire''. In varie situazioni, ha detto, si e' verificato che le cartelle cliniche ''dicessero cose diverse rispetto a quanto documentato dalle indagini ecografiche o radiologiche''. Addirittura, in ospedali di ben 12 regioni, i Nas si sono trovati ad esaminare cartelle cliniche 'vuote', nelle quali mancava del tutto la documentazione a sostegno del ricorso al cesareo. Eccezione positiva solo per 4 regioni: in Veneto, Liguria, Friuli V.G., Valle d'Aosta e Provincia autonoma di Trento la percentuale di non corrispondenza tra Sdo e cartelle e' inferiore al 5%. Insomma, ''troppe diagnosi di posizione anomala del feto'' e dunque troppi cesarei, afferma il ministero, ribadendo che tale intervento va effettuato solo se necessario, dal momento che presenta un rischio triplo di decesso per complicanze rispetto al parto naturale.  Ma ai rischi per la salute, si aggiunge anche la non trascurabile questione dei costi: ogni cesareo in assenza di indicazione clinica comporta una spesa non necessaria di 1.139 euro. Da qui il monito di Balduzzi: se il dato di inappropriatezza del ricorso ai cesarei sara' confermato, ''cio' significherebbe uno spreco di 80-85 mln l'anno''. Dati ai quali controbatte il presidente della Societa' italiana di ginecologia (Sigo), Nicola Surico: ''Circa 1/3 dei cesarei deriva da un inevitabile atteggiamento di 'medicina difensiva' del medico'. Maggiori controlli vengano dunque effettuati dalle Regioni, e' l'invito del ministero. Mentre le incongruenze gia' rilevate potrebbero portare a conseguenze gravi: ''Una volta esaminate, le cartelle cliniche saranno trasmesse alle procure perche' - ha avvertito il comandante generale dei Carabinieri Nas, Cosimo Piccinno - si potrebbero ipotizzare reati che vanno dalle lesioni personali gravi alla truffa a carico del Ssn, al falso in atto pubblico''.

Ginecologia
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