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Allenare cervello protegge da Alzheimer

Psichiatria

Un esempio: una casalinga e un medico avevano il compito di ricordare il nome di oggetto. Per farlo entrambi cercavano di attivare la specifica rete di neuroni che conserva quel ricordo. Questa rete, però, era stata danneggiata dalla malattia: mancavano nodi (i neuroni) o c'erano alcune maglie danneggiate (le sinapsi). Teoricamente, quindi, nessuno dei due avrebbe dovuto ricordare quel nome: ma il medico, a differenza della casalinga, ci riusciva. Come è possibile? Merito, dicono gli studiosi, della presenza di un 'cervello di scorta' scoperto grazie alla tomografia ad emissione di positroni (Pet) e che hanno definito riserva funzionale.
A causa dell'intensa attività intellettuale, infatti, il cervello delle persone più istruite aveva sviluppato più sinapsi: non potendo utilizzare una sinapsi danneggiata dalla malattia, il loro cervello ne ha utilizzato una di riserva, raggiungendo così egualmente il proprio obiettivo. Ma come hanno fatto gli studiosi a valutare i danni causati dalla malattia nei pazienti? Grazie al glucosio, un semplice zucchero, che costituisce la benzina del cervello: è infatti l'alimento che nutre i neuroni.
I ricercatori, attraverso la Pet, hanno misurato il consumo di glucosio del cervello: tanto più bassa ne era la quantità bruciata, tanto più ridotto era il numero di neuroni e sinapsi ancora esistenti. "Il nostro cervello - spiega Daniela Perani, coordinatrice dello studio, neurologa ed esperta di neuroimmagini dell'Università Vita-Salute San Raffaele e dell'Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano - possiede grandi capacità plastiche, cioè è molto abile nell’adattarsi e svilupparsi per svolgere al meglio quei compiti per noi più gravosi o importanti".

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Per affrontare sfide sempre più difficili, la mente "ha uno strumento specifico: creare nuove sinapsi. E' così che si forma la riserva funzionale. La demenza di Alzheimer - prosegue la ricercatrice - è una piaga di una società moderna sempre più vecchia. Il nostro Paese è, tra gli stati europei, quello con il più alto tasso di popolazione anziana. Purtroppo, è anche tra quelli con le percentuali più alte di analfabetismo, compreso quello di ritorno".
"Ed è per questo che per ritardare l'esordio della malattia dobbiamo impegnarci a combattere l'analfabetismo, anche quello di ritorno, trovare i mezzi per favorire la lettura e stimolare le attività intellettuali nella popolazione e non solo in quella anziana: queste - assicura - sono solo alcune delle strade che possiamo percorre per combattere, sin da bambini, la malattia". Oggi nel mondo i malati di Alzheimer sono 25 milioni e solo in Italia le persone con questa patologia sono 500 mila. Si tratta di una malattia molto diffusa tra gli anziani, tanto che ne soffre circa il 20% delle persone al di sopra dei 65 anni del nostro Paese. Non solo, il costo della malattia è molto alto: si calcola, infatti, che in Europa ogni anno si spendano 52 miliardi di euro per curarla. Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti dell'Unione Europea, NEST –DD (Network for Efficiency and Standardization of Dementia Diagnosis) del V Programma Quadro europeo per la ricerca e DIMI (Diagnostic Molecular Imaging) del VI Programma Quadro europeo per la ricerca.

Psichiatria
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