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Scoperto gene nemico della lettura

Psichiatria Redazione DottNet | 04/11/2008 15:21

Per colpa di un pezzetto di Dna leggere una favola può trasformarsi in una missione impossibile. Un team di ricercatori dell'Università di Oxford (GB), grazie a uno studio diretto dall'italiana Silvia Paracchini, ha infatti scoperto una variante genetica nemica della lettura. Il gene, comune a più di una persona su sette, era già stato associato alla dislessia. E, secondo gli ultimi test condotti dagli studiosi britannici, le persone portatrici della particolare sequenza tendono a ottenere punteggi peggiori nelle prove di lettura. Insomma, stando ai neuroscienziati si tratta di uno dei geni colpevoli della dislessia. La buona notizia, però, è che la variante sotto accusa non influisce assolutamente sul quoziente d'intelligenza, secondo la ricerca pubblicata sull'American Journal of Psychiatry. Precedenti studi avevano identificato almeno sei possibili geni che sembrano influenzare il rischio di dislessia. Il più papabile era proprio il gene KIAA0319, sul cromosoma sei. Proprio il team di Oxford, che lavora presso il Wellcome Trust of Human Genetics, aveva infatti suggerito un possibile legame con la difficoltà di lettura. Nell'ultima ricerca gli studiosi hanno esaminato il rapporto tra una particolare sequenza del Dna (aplotipo) e l'abilità a destreggiarsi con le parole scritte, sottoponendo a test ad hoc un campione di 6mila bambini di 7-9 anni.

"In media - spiega la Paracchini - chi possiede questa comune variante genetica tende a ottenere risultati peggiori nei test di lettura. Ma è importante notare che questo è vero solo per quanto riguarda questa particolare abilità, e non per il QI. Insomma, il gene non sembra collegato a difficoltà cognitive”. Inoltre l’effetto della variante genetica sembra piccolo ma statisticamente significativo. I ricercatori avevano già dimostrato che lo stesso aplotipo è collegato a una ridotta attività del gene nel mirino, durante lo sviluppo del feto. In effetti, agisce come una sorta di freno, attenuando il potere del gene impegnato a fare il suo lavoro mentre il feto cresce. Questo effetto influisce sullo sviluppo della corteccia cerebrale, l’area della nostra mente responsabile dei processi di pensiero.

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Negli studi sugli animali si è provato a spegnere il gene KIAA0319 scoprendo che questo influisce sulla migrazione neuronale, il processo che permette ai neuroni creati nello strato più interno della corteccia di migrare verso la loro destinazione finale. "E' chiaramente solo una parte del puzzle che spiega perché alcune persone sono meno abili a leggere o sviluppano la dislessia. Esistono, molto probabilmente, diversi altri fattori che contribuiscono a questo, ma il nostro studio fornisce utili indizi. Dobbiamo portare avanti le ricerche per comprendere il ruolo esatto di questo gene nello sviluppo cerebrale, e capire in che modo - sottolinea la studiosa italiana - influisce sulla capacità di lettura".

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