
"In media - spiega la Paracchini - chi possiede questa comune variante genetica tende a ottenere risultati peggiori nei test di lettura. Ma è importante notare che questo è vero solo per quanto riguarda questa particolare abilità, e non per il QI. Insomma, il gene non sembra collegato a difficoltà cognitive”. Inoltre l’effetto della variante genetica sembra piccolo ma statisticamente significativo. I ricercatori avevano già dimostrato che lo stesso aplotipo è collegato a una ridotta attività del gene nel mirino, durante lo sviluppo del feto. In effetti, agisce come una sorta di freno, attenuando il potere del gene impegnato a fare il suo lavoro mentre il feto cresce. Questo effetto influisce sullo sviluppo della corteccia cerebrale, l’area della nostra mente responsabile dei processi di pensiero.




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