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Pancreas nel midollo, speranza per i diabetici. Bene il degludec

Diabetologia

  ''La strada scelta dai ricercatori milanesi e' altamente promettente, perche' i test sono stati condotti sull'uomo - spiega Del Prato - i pazienti trattati erano 'particolari', perche' avevano dovuto subire l'asportazione del pancreas, ma questo studio mostra una strada nuova che si puo' seguire, e credo proprio che al San raffaele ci stiano gia' pensando''.  La via per una applicazione piu' ampia, non ristretta soltanto ai pazienti che hanno dovuto subire l'asportazione del pancreas, e' ancora lunga, sottolinea Del Prato: ''I pazienti trattati hanno potuto fare un trapianto con le proprie cellule pancreatiche - spiega - per intervenire in chi non le ha piu' bisogna utilizzare invece quelle di donatori. In questo caso pero' c'e' il problema del rigetto, e bisognera' valutare se l'innesto nel midollo osseo e' piu' o meno pericoloso da questo punto di vista''.  Per il momento e' il trapianto delle isole pancreatiche l'opzione piu' efficace per i pazienti diabetici, nonostante le ricerche in tutto il mondo stiano verificando diverse altre possibilita' per sostituire il pancreas: ''Servono pero' piu' donazioni, con organi validi da cui sia possibile eestrarre un numero sufficiente di cellule - spiega Del Prato - tra le altre alternative a cui stanno lavorando i ricercatori di tutto il mondo direi che le staminali sono molto indietro, forse e' piu' vicino un pancreas sintetico in grado di svolgere almeno alcune funzioni. Se poi si trovera' un modo per proteggere di piu' le isole una volta trapiantate il metodo dei ricercatori milanesi potrebbe avere una grande applicazione''.

Ottimi risultati arrivano dalla nuova insulina degludec,che ha ricevuto l’approvazione dell’agenzia europea del farmaco EMA il 21 gennaio 2013. Il farmaco permette una significativa riduzione dell’incidenza di ipoglicemia, sia nei pazienti con diabete di tipo 1 che di tipo 2. La conferma arriva dai  risultati di una metanalisi sugli studi clinici di fase 3 appartenenti al programma BEGIN® di sviluppo clinico, presentati al XIX congresso nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi AMD, che si è svolto settimana scorsa a Roma.  “Il verificarsi di episodi di ipoglicemia ha un impatto negativo su molti aspetti della vita quotidiana, quali l’attività lavorativa, la vita sociale, la guida, la pratica sportiva, le attività del tempo libero, il sonno. Diversi studi hanno documentato che le persone che hanno avuto esperienza di ipoglicemie, specie se gravi, tendono a diminuire l’adesione alla terapia e agli stili di vita raccomandati, riportando una peggiore qualità di vita e maggiori preoccupazioni legate alla malattia”, ha detto Antonio Nicolucci, epidemiologo del Consorzio Mario Negri Sud, S. Maria Imbaro (CH). “Le ipoglicemie rappresentano inoltre una importante causa di costi diretti ed indiretti.

Nel corso di un anno infatti, fino a un terzo delle persone con diabete di tipo 1 di lunga durata e un quinto di quelli con diabete di tipo 2 in terapia insulinica presentano almeno un episodio di ipoglicemia severa, che spesso richiede l’ospedalizzazione. Ai costi diretti vanno poi aggiunti i costi indiretti, legati alla perdita di produttività ed assenza dal posto di lavoro”. Gli studi inclusi nella metanalisi hanno coinvolto complessivamente 4.330 persone (di cui 2.899 trattati con la nuova insulina degludec e 1.431 con insulina glargine). Nel dettaglio i risultati dimostrano che: nelle persone con diabete tipo 2, il rischio di ipoglicemia scende del 17% [RR:0.83[0.74;0.94](95%) (CI)], e ben del 32% per quelle notturne [RR:0.68[0.57;0.82](95%) (CI)]; nel gruppo trattato con degludec; nel diabete tipo 1 la riduzione delle notturne, nel periodo di mantenimento è del 25% [(RR:0.75[0.60;0.94](95%)(CI)]. “Le ipoglicemie sono il principale effetto collaterale del trattamento con insulina”, ha spiegato Simon Heller, University of Sheffield, UK. “Le ipoglicemie aumentano la morbidità a forse la mortalità nelle persone più fragili come gli anziani, chi ha diabete tipo 1 e diabete tipo 2 di lunga durata. Oggi l’incidenza di ipoglicemie sintomatiche e notturne è diminuita grazie all’introduzione di insuline innovative, ma le ipoglicemie continuano a rappresentare una barriera all’ottimizzazione della terapia insulinica e spesso, direttamente o indirettamente, costituiscono un rischio per la salute dei pazienti”. “Le caratteristiche della formulazione di un’insulina basale ideale dovrebbero essere quelle di rilasciare una concentrazione di insulina costante, stabile, priva di picchi e continua per almeno 24 ore, con un rischio ridotto di ipoglicemia. Sia nei pazienti con diabete tipo 1 che in quelli con diabete tipo 2 è molto importante disporre di una insulina con queste caratteristiche”, ha commentato Edoardo Mannucci, AOUC Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, Firenze. “Degludec è un innovativo analogo basale dell’insulina caratterizzato da durata d’azione superiore alle 24 ore e con un effetto metabolico distribuito uniformemente nel corso della giornata. La sua ridotta variabilità di assorbimento assicura un profilo glicemico più stabile con un’importante riduzione del rischio di ipoglicemia rispetto all’insulina glargine. A parità di riduzione di emoglobina glicata, negli studi BEGIN®, degludec ha permesso una riduzione significativamente maggiore della glicemia a digiuno rispetto a glargine ed era associato ad una minore tasso di ipoglicemia notturna sia nel diabete tipo 1 che nel diabete tipo 2. La disponibilità di questa nuova insulina potrebbe rappresentare un passo in avanti per la terapia insulinica”, ha concluso Mannucci. 

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Fonte: Amd, qs

Diabetologia
Commenti
MV
Mirco Del Vecchio
Nello studio BEGIN 1 i pazz trattati con degludec hanno più ipoglicemie,3,2vs 1,9 !?! (fonte Evaluation report NHS,August,2012)
Rispondi
11/06/2013 07:46
RF
Roberta Fasani
Perchè non è stato registrato dall'FDA allora? E perchè neppure in Scozia è stato registrato ?Gli studi verso Lantus presentano inoltre molte " stranezze"!
Rispondi
06/06/2013 19:47

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