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Patto per la salute, scontro sull’introduzione dei costi standard

Sanità pubblica

La scorsa settimana l'attenzione dei governatori si era concentrata sull'attuazione dei costi standard in sanità. Principio accettato da tutte le Regioni, ma il punto di scontro si era acceso su quando introdurli: fin dal 2013 o a partire dal 2014? Per la prima ipotesi spingono i presidenti di Lombardia, Piemonte e Veneto, Maroni, Cota e Zaia, che hanno minacciato l'uscita dalla Conferenza delle Regioni se i costi standard non saranno introdotti subito. "Se non ci ascoltano - ha detto anche ieri il governatore del Piemonte, Roberto Cota - ci chiediamo che senso abbia rimanere nella Conferenza delle Regioni". Ed oggi ha ribadito: "I costi standard smascherano chi usa la sanità come centro di potere e vanno applicati subito". La definizione dei costi standard, oltre ad essere fondamentale per la sigla del nuovo Patto della salute, determinerebbe anche una diversa distribuzione delle risorse del riparto del Fondo sanitario nazionale, per il quale si usa tradizionalmente, invece, il criterio della spesa storica. Per il riparto, le Regioni del sud chiedono invece l'introduzione di nuovi criteri, come quello della deprivazione, ovvero delle condizioni di salute legate all'indice di povertà, e - ed è una novità - anche delle condizioni ambientali, che determinano peggiori condizioni di vita e conseguenti malattie nelle popolazioni. La questione costi standard potrebbe trasformarsi in un motivo di attrito con il Governo visto che i governatori sono intenzionati a chiedere una modifica legislativa - già nella legge di stabilità - al Dlgs 69/2011. Vorrebbero, insomma, tenere i costi standard fuori dal "Patto". All'attenzione dei governatori ci sono anche tutti gli altri punti oggetto del lavoro dei 10 tavoli tecnici istituiti prima dell'estate dal ministero della Salute: cure primarie, assistenza ospedaliera, formazione, farmaci, integrazione socio-sanitaria, mobilità e tariffe, rapporti servizio sanitario-università ed edilizia sanitaria. Tra i nodi più importanti, resta in piedi l'ipotesi di arrivare a 3,7 posti letto ogni mille abitanti, con un taglio potenziale di 14 mila posti letti complessivi per acuti. L'altro tavolo di lavoro importante riguarda il gruppo di lavoro sui farmaci, rendendo più efficiente la spesa, con la revisione del prontuario e l'individuazione dei prezzi di riferimento.

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Fonte: conferenza Regioni

Sanità pubblica
Commenti
AR
Antonio Romeo Riboldi
domanda se si taglia posti letto X ACUTI e non potenziano l'assistenza sul territorio -ipotizzando come vuole giacomino millillo un INF PROF/3200 PAZIENTI cosa si puo offrire a questi pazienti critiici appena dimessi ?????? vs fioterapista a 1 mese - vs urologica - chirurgica a 20 gg ?? NON BASTANO SOLO BUONA VOLONTA FONENDO E CATETERE V. OCCORRONO STRUMENTI +PERSONALE ADEGUATI . MA CON L'ARIA CHE TIRA LA VEDO MOLTO DURA !!!!!!
Rispondi
05/11/2013 16:29

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