
L'annuncio della conclusione dello studio "Saturn", condotto su 889 pazienti e coordinato da un giovane oncologo siciliano, Federico Cappuzzo, approdato all'Istituto Humanitas di Milano dopo importanti esperienze all'estero, è di ieri. E accende la speranza delle decine di migliaia di persone colpite da questa grave e inguaribile forma di neoplasia. Le stime dell'Istituto superiore di sanità indicano per l'Italia oltre 32mila nuovi casi nel 2008.
«Dalla sperimentazione è emerso – spiega Cappuzzo, in partenza per il Giappone per una serie di conferenze – che il Tarceva, una semplice pillola, oltre che scarsamente tossico, riduce in maniera significativa il rischio di progressione della malattia contribuendo a ridurre l'insorgenza dei sintomi a essa collegati quali tosse, difficoltà respiratorie e dolore».
Un precedente studio, che ha portato alla registrazione del farmaco, «ha già mostrato – riferisce l'oncologo – che pazienti con certe caratteristiche trattati con Tarceva hanno una mediana di sopravvivenza che supera i venti mesi, risultato impensabile appena qualche anno fa». L'attesa media di vita di un soggetto che scopre di avere una metastasi al polmone è infatti, in questa fase, intorno ai dieci mesi.
«I più reattivi al farmaco – prosegue Cappuzzo – si sono dimostrati i pazienti che presentano la mutazione di un particolare tipo di gene che produce il recettore del fattore di crescita epidermoidale, mutazione presente in circa il 10% dei malati».
La malattia oggi è aggredita con farmaci chemioterapici che, nella migliore delle ipotesi, portano alla temporanea regressione del male, non alla cura definitiva. Generalmente non si va oltre i 4-6 cicli per il rischio di dare al paziente solo gli effetti collaterali della chemioterapia: nausea, vomito, caduta dei capelli, riduzione dei globuli bianchi (con rischi di malattie infettive). Ora il Tarceva rende possibile una terapia di mantenimento alternativa alla chemio, che finora è mancata.
«Le attuali terapie di mantenimento – dice Cappuzzo – essendo a base di chemioterapici e richiedendo ulteriori ricoveri ospedalieri finiscono per essere rifiutate dai pazienti, mentre d'ora in poi, conclusa la chemio, ci si potrà continuare a curare in modo non solo efficace ma anche più comodo, assumendo una pillola».




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