Specialisti di fama mondiale provenienti da Nord America, Europa, Asia e Giappone si sonoriuniti recentemente per lanciare l’iniziativa Riduzione del Rischio Residuo (R3i) – un programma globale unico volto a valutare e ridurre l’elevato rischio di infarto del miocardio, ictus, nefropatia, cecità e amputazione non traumatica degli arti a cui sono esposti numerosi pazienti affetti da patologie cardiache e diabete nonostante l’utilizzo ottimale della terapia attualmente disponibile.
L’R3i, organizzazione mondiale senza scopo di lucro, accademica e multidisciplinare, mira a ridurre il rischio troppo elevato di complicanze microvascolari e macrovascolari in pazienti affetti da dislipidemia aterogena, caratterizzata da livelli elevati di trigliceridi e bassi livelli di colesterolo HDL (lipoproteina ad alta densità) che non rappresentano l’obiettivo degli attuali standard di trattamento.
Tale alterazione lipidica è tipica dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 o da sindrome metabolica, e risulta comune nei pazienti affetti da patologia cardiovascolare conclamata.
Il Presidente di R3i, Professor Jean-Charles Fruchart dell’Università di Lille, Francia, ha dichiarato: “Abbiamo ormai evidenze inequivocabili, risultanti da numerosi studi, che dimostrano come ulteriori riduzioni del colesterolo LDL, della pressione sanguigna e degli zuccheri nel sangue da soli abbiano un impatto ridotto, o addirittura nullo, sul rischio vascolare residuo. Pertanto abbiamo urgente bisogno di nuove strategie per affrontare altri fattori di rischio modificabili come la dislipidemia aterogena, che contribuisce in maniera sostanziale al rischio vascolare residuo in milioni di pazienti affetti da diabete e patologie cardiovascolari.”
L’iniziativa R3i affronterà questo problema preponderante in tema di salute pubblica. Nel proprio manifesto pubblicato sulla rivista Diabetes & Vascular Disease Research (Diabetes Vasc Dis Res 2008;5:319-35) e in un supplemento dell’American Journal of Cardiology (Am J Cardiol 2008:102:Supplement 10A ), R3i evidenzia la necessità di:
" Ricerche originali intese a quantificare l’effettiva ampiezza del rischio vascolare residuo nei pazienti affetti da dislipidemia aterogena ed a identificare nuovi obiettivi per gli interventi.
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