
E' quanto emerge da uno studio della University of East Anglia e della Wake Forest University. L'uso prolungato, per più di un anno di questi farmaci, secondo la ricerca pubblicata sul Medical Association Journal, riduce significativamente la densità ossea, raddoppiando il rischio di fratture nelle donne, mentre gli stessi risultati non sono stati riscontrati negli uomini. ''Sapevamo che esiste un'associazione tra tiazolidinedioni e rischio di frattura, tuttavia l'entità del rischio non era stata valutata - ha detto Sonal Singh co-autore dello studio - il nostro studio dimostra chiaramente che questi agenti causano l'aumento del rischio di fratture ossee nelle donne di due volte''. La proporzione, secondo Singh si può sintetizzare così: nelle donne in menopausa, di circa 70 anni, dopo un anno di assunzione dei farmaci si verifica una frattura ogni 21 donne. Tra le più giovani, di circa 56 anni, la frequenza che si verifichi una frattura è di una ogni 55 donne.




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