|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Brignoli (Simg): su aderenza terapie insieme medici e farmacisti

Mmg e farmacia dei servizi devono collaborare nell’interesse anche dei pazienti
Medicina Generale

Una sinergia totale fra medici e farmacisti dove il medico è colui al quale spettano prescrizione e diagnosi e la farmacia è il luogo cui delegare il monitoraggio delle terapie con farmaci e device, l’erogazione di un’ampia gamma servizi di primo livello e l’educazione sanitaria ai pazienti. Nell'intervista rilasciata da Ovidio Brignoli ( vicepresidente della Simg e co-promotore, assieme a Federfarma Brescia, della seconda applicazione sperimentale del progetto Sunifar per la “farmacia rurale dei servizi”, varato in prima battuta a Belluno la settimana scorsa), a Filodiretto  spiega come dovrebbero interagire le due figure.

Brignoli, lei lunedì ha detto che nella dimensione rurale la farmacia dei servizi diventa una risorsa per il medico di famiglia. Cosa intende dire?
Il fatto è che questo Paese ha spesso l’abitudine di fare leggi che si sovrappongono. Così, noi abbiamo il decreto Balduzzi che ci spinge nelle Aft e Uccp, da strutturare perché possano erogare servizi e prestazioni diagnostiche di primo livello. Le farmacie, invece, hanno il d.lgs 153/2009 sui nuovi servizi. Risultato, si delinea un fronte di potenziale conflittualità tra le due professioni.

Nella ruralità invece?
Nei piccoli paesi, dove i medici sono uno o due al massimo, non possono spuntare Aft o Utap. In queste realtà, quindi, si presentano le condizioni ideali perché medico di famiglia e farmacia si mettano a lavorare in modo integrato. Con tre concetti ben chiari in testa: cronicità, domiciliarità e telemedicina. I cronici sono i pazienti sui quali puntare gli sforzi maggiori, domiciliarità significa che l’ambito in cui collocare ogni intervento è il territorio, ossia le Cure primarie, telemedicina rimanda al monitoraggio e alla rilevazione a distanza, per lasciare il paziente nel suo ambiente familiare.

Il progetto bresciano va in questa direzione?
Sì, se poi c’è l’università (quella di Brescia, ndr) che raccoglie i dati per valutare il rapporto costo/beneficio del servizio, meglio ancora. Ma innanzitutto conta il concetto: medici e farmacie mettono assieme le reciproche risorse per assicurare al paziente un’assistenza di prossimità continuativa.

Quella bresciana però è una sperimentazione ben delimitata, imperniata su un solo servizio, l’holter pressorio…
Si possono sviluppare sinergie molto più estese. La ricetta dematerializzata è già un esempio, ma penso anche al monitoraggio di farmaci e device e alla condivisione in rete di dati rilevati dalle farmacie tramite analisi diagnostiche che vanno al di là dei soliti elenchi, come retinografia o dermatografia.

Già, condivisione in rete, ma come? Il Fascicolo sanitario elettronico va avanti a passo d’uomo e ancora non è chiaro se le farmacie potranno inserire dati nel dossier farmaceutico…
Per come’è configurato oggi, il Fascicolo sanitario elettronico non serve a nessuno, è un mero archivio di dati sanitari – referti, radiografie, esami – che si stratificheranno negli anni senza alcun ordine clinico; voglio vedere come farà un medico a recuperare le informazioni che gli servono dal Fse di un ottantenne.

Va bene, ma come fare allora perché medico e farmacista si parlino?
Servono sistemi pensati con criteri clinici, non ragionieristici. In ogni caso, bisognerà anche che medici e farmacisti cerchino reciprocamente la collaborazione e l’integrazione.

Cioè?
Il medico deve rendersi conto che di fronte non ha un nemico ma un professionista che lo può aiutare in tre aree di attività cruciali, cioè il monitoraggio (delle terapie), l’erogazione (di servizi) e l’educazione sanitaria (dei pazienti). E in tale logica, deve quindi organizzarsi perché i dati che il farmacista raccoglie in tali attività arrivino anche a lui.

E il farmacista?
Deve capire che oggi non può più limitarsi a fare il dispensatore ma dare nuovi contenuti al suo ruolo professionale. Senza però valicare la linea che lo distingue dal medico, cui spettano diagnosi e prescrizione. Su queste basi si possono costruire percorsi proficui non solo per entrambi i professionisti, ma anche per i pazienti.

Medicina Generale
Commenti

I Correlati

BPCO, aggiornata la Nota 99 AIFA: più autonomia ai medici di famiglia nella gestione terapeutica
Medicina Generale
Leggimi
Medicina Generale

Ultime News

Ti potrebbero interessare
BPCO, aggiornata la Nota 99 AIFA: più autonomia ai medici di famiglia nella gestione terapeutica
Medicina Generale
BPCO, aggiornata la Nota 99 AIFA: più autonomia ai medici di famiglia nella gestione terapeutica
La revisione della Nota 99 elimina il vincolo della prescrizione specialistica per la triplice terapia inalatoria. La SIMG: passo avanti per diagnosi precoce, continuità assistenziale e presa in carico territoriale dei pazienti con broncopneumopatia
Farmacia dei servizi, dove si colloca il confine tra collaborazione e responsabilità clinica
Professione
Farmacia dei servizi, dove si colloca il confine tra collaborazione e responsabilità clinica
Se la farmacia dei servizi amplia il ruolo del farmacista nell'assistenza territoriale, diverso è il dibattito sul farmacista prescrittore, che apre interrogativi su responsabilità, continuità delle cure e organizzazione dei percorsi assistenziali.
Infermiere di famiglia e di comunità: dove si colloca il confine con il ruolo del medico?
Professione
Infermiere di famiglia e di comunità: dove si colloca il confine con il ruolo del medico?
L'Infermiere di famiglia e di comunità sarà una figura centrale nell'assistenza territoriale. La sfida è integrare autonomia professionale e responsabilità clinica senza creare sovrapposizioni nella presa in carico del paziente.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.