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Colite ulcerosa, allo studio una cura con trapianto flora intestino

Attivato al Gemelli un protocollo per verificare chi possono essere i donatori di flora intestinale più validi per portare in remissione la malattia
Gastroenterologia

In studio al Policlinico Gemelli il trapianto di flora batterica (microbiota) da donatore per la cura della colite ulcerosa, disturbo intestinale sempre più comune e per il quale presso il nosocomio romano è stato attivato un protocollo sperimentale per cercare di individuare quali pazienti - refrattari alle terapie tradizionali - potrebbero giovarne del trapianto di flora e anche capire quali sono i "magic donors", i donatori di flora intestinale più validi per portare in remissione la malattia.

E' quanto spiegato da Antonio Gasbarrini, direttore dell'Area Gastroenterologica, Fondazione Policlinico Gemelli dove si svolge oggi la Giornata per la ricerca, dedicata alla medicina personalizzata. Il trapianto di microbiota è un esempio di medicina di precisione e gli studi condotti e in corso al Gemelli, spiega Gasbarrini, stanno contribuendo allo sviluppo di nuove terapie mirate basate sul microbiota per la risoluzione di molte patologie. La colite ulcerosa - malattia infiammatoria cronica dell'intestino caratterizzata da lesioni ulcerose della parete intestinale - è una patologia immunomediata (ovvero dovuta a una risposta squilibrata del sistema immunitario del paziente) influenzata da fattori genetici, ambientali, infettivi. Colpisce in Italia qualcosa come oltre 250 mila persone.

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Siccome si pensa che alterazioni della composizione del microbiota dei pazienti possano essere alla base della malattia, spiega Gasbarrini, una nuova frontiera per la cura è proprio la sostituzione (mediante trapianto da donatore sano) del microbiota del paziente con una 'biomassa' sana e selezionata in modo da non causare reazioni autoimmunitarie. Si sta anche valutando con tecniche avanzate di analisi del microbiota (ad es. la 'metagenomica') se la flora intestinale abbia una qualche influenza sulla sclerosi multipla, altra una malattia immunomediata. L'idea dominante, conclude Gasbarrini, è che ci sia una prima reazione autoimmune contro il microbiota del paziente e poi questi anticorpi andrebbero a reagire con strutture in altri distretti corporei, per esempio nel cervello.

Fonte: ansa

Gastroenterologia
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