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Aspetti medico-legali dell'assistenza domiciliare

Medicina Generale

Unità di supporto ospedaliera: è dotata di uno staff attento ai principi della terminal care e quindi alla persona del malato nella sua complessità.

L’assistenza domiciliare si rivolge a tre principali tipologie di malati: il paziente affetto da patologie croniche a rilevante espressività clinica e con necessità di cure continuative, l’anziano non autosufficiente e il malato terminale.

Livelli di assistenza domiciliare:
a) monitoraggio clinico-diagnostico e trattamento terapeutico di pazienti ancora autonomi per sottrarli all’ospedalizzazione;
b) assistenza a malati non autonomi terminali o lungo degenti che hanno bisogno di terapia continuativa, realizzabile anche in ambienti extraospedalieri.

Linee Guida della Commissione Oncologica Nazionale (14/5/01) per le cure domiciliari nel paziente neoplastico: criteri di eleggibilità per l’attivazione delle cure domiciliari:
a) diagnosi di malattia neoplastica;
b) consenso alle cure domiciliari;
c) non autosufficienza del paziente;
d) ambiente abitativo e familiare idoneo;
e) necessità di trattamenti orientati al miglioramento della qualità della vita e al controllo dei sintomi;
f) pazienti per i quali è possibile il solo controllo dei sintomi con trattamenti palliativi;
g) pazienti non in fase terminale per i quali sono necessari terapie di supporto, monitoraggio di effetti collaterali, trattamenti di riabilitazione.

Componenti dell’assistenza domiciliare
La casa: a) pianificare l’intervento curativo/assistenziale avendo considerazione per le caratteristiche dell’ambiente dove esso dovrà essere posto in atto; b) modificare, viceversa, la casa alle dilatate necessità ed alle calanti capacità del malato.
La famiglia del malato prende parte al programma curativo/assistenziale motivando il malato alla partecipazione alle cure nel rispetto della sua identità.
L’équipe di assistenza domiciliare è formata da operatori di specifica formazione culturale: il personale medico instaura e mantiene i contatti con il medico di medicina generale, coinvolgendolo nell’assistenza, e provvede alle prescrizioni terapeutiche; l’infermiere rappresenta l’interlocutore dell’équipe medica: propone le richieste per le urgenze, monitorizza il controllo dei sintomi e la qualità di vita, modifica la terapia nei limiti di quanto consentito dal personale medico; lo psicologo supporta l’équipe e svolge colloqui clinici su richiesta di questa, del malato o della famiglia; l’assistente sociale individua i bisogni di natura assistenziale che possono insorgere nel malato e nella sua famiglia intervenendo mediante il contatto con le strutture sociali e assistenziali; il volontario non tecnico è il referente dell’infermiere, interviene sul nucleo familiare e si occupa, insieme allo psicologo, del supporto al lutto.

Problematiche etico-deontologiche dell’assistenza domiciliare
- l’informazione al paziente e alla famiglia
- il consenso alle cure
- il rifiuto delle terapie
- le tentazioni eutanasiche
- il dovere alla riservatezza

La responsabilità professionale degli operatori
L’organizzazione e la gestione del servizio di assistenza domiciliare è un compito complesso anche per le diverse tipologie degli interventi da realizzare e delle figure professionali da coordinare.
La possibilità di diversi livelli assistenziali (domicilio, hospice, day-hospital, ricovero ospedaliero) implica la necessità di armonizzare interventi operativi con diverse caratteristiche e l’opportunità della integrazione dei servizi distrettuali e di medicina generale.
La complessità clinica dei malati e la forte interdisciplinarietà del sistema dei servizi assistenziali dilata i confini della responsabilità professionale per il coinvolgimento di una pluralità di soggetti (responsabilità d’équipe allargata: problematiche generali riguardanti la gerarchia, l’autorevolezza, la possibilità di opporre rifiuto o dissentire da chi dirige gli interventi, la specificità delle mansioni, ecc.).
Nella struttura ospedaliera va riconosciuto il punto di riferimento prioritario per l’armonizzazione del lavoro di équipe tra gli operatori variamente distribuiti sul territorio (ruolo di regia in grado di indirizzare le richieste e le offerte di interventi terapeutici e più generalmente assistenziali, pur nel rispetto delle autonomie e degli orientamenti degli operatori territoriali).
Si concretizza in tal senso una rete assistenziale plurisoggettiva con plurime posizioni di garanzia sul paziente assistito, sulle quali vigila con ruolo di responsabile preminenza la struttura ospedaliera di riferimento.


 

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